La Madonnina di Tindari: la Madonna nera e il suo santuario sul mare

La Madonnina di Tindari: la Madonna nera e il suo santuario sul mare

La Madonnina di Tindari ha ‘scelto’ di fermarsi nell’omonimo piccolo centro in provincia di Messina. Qui ogni anno il 7 e l’8 settembre si celebra la sua festa.

Per comprendere il culto nato intorno alla Madonnina di Tindari occorre soffermarsi per un momento sul territorio che circonda la piccola frazione, parte della città metropolitana di Messina.

Tindari è stata fondata nel IV secolo a.C. 396 a.C. per volontà di Dionisio I di Siracusa perché accogliesse i mercenari siracusani che avevano combattuto nella guerra contro Cartagine. Il suo nome deriva da Tindaro, re di Sparta, marito di Leda, che fecondata da Zeus in forma di cigno, generò quattro bambini: Polluce ed Elena, che sarebbe stata la causa scatenante della Guerra di Troia, figli di Zeus, e Castore e Clitennestra, concepiti con Tindaro.

Tindari sorge su un promontorio a picco sul mar Tirreno, in una baia disseminata di laghetti che oggi compongono la Riserva Naturale Orientata Laghetti di Marinello. La conformazione particolare di questa zona ha giocato un ruolo importante nella nascita del culto della Madonna Nera, che oggi è ospitata nel Santuario del Tindari, costruito proprio in cima al promontorio, a dominare il mare.

Qui ogni anno, in occasione della Festa della Madonna Nera accorrono migliaia di fedeli e curiosi da tutta la Sicilia, e non solo. Esso rappresenta sicuramente uno dei luoghi di pellegrinaggio dove andare almeno una volta nella vita.

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Il culto della Madonnina di Tindari è legato alla tradizione delle Madonne del Mare, di cui abbiamo parlato nel nostro articolo dedicato ai titoli mariani. In particolare, in un altro articolo abbiamo raccontato le leggende riguardo Santa Maria a Mare venerata a Maiori e a Santa Maria di Castellabate, nel salernitano.

Anche la venerazione alla Madonnina di Tindari nasce da una leggenda. Una nave in viaggio da Bisanzio aveva cercato rifugio dalla tempesta nella baia di Tindari, al riparo tra i laghetti. Al momento di ripartire, però, i marinai si resero conto che qualcosa impediva loro di riprendere il mare. Convinti che si trattasse del peso del carico iniziarono a lasciare sulla spiaggia più merce possibile per alleggerire la stiva, ma solo quando vi depositarono anche la statua della Madonna che portavano con loro la nave poté riprendere il largo.

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Un’altra leggenda racconta di una mamma che venne al Santuario per ringraziare la Madonna per aver salvato la sua bambina malata. Vedendola tutta nera disse: Hàju vinutu di luntana via, ppi vidiri a una cchiù brutta di mia! “Sono venuta da lontano, per vedere una più brutta di me!” In quel momento la bambina che recava in braccio cadde in mare e la donna disperata corse alla spiaggia ai piedi del promontorio. Allora le onde si aprirono e le permisero di ritrovare la creatura e trarla in salvo. Se si osserva la conformazione della costa dall’alto essa ricorda la sagoma di una donna che stringe tra le braccia una bambina.

Per quanto riguarda l’aspetto della Madonna Nera di Tindari, essa è nera perché scolpita nel legno di cedro del Libano con uno stile tipico delle statue bizantine e orientali intorno all’anno 1000. Infatti la scultura sarebbe stata portata via dall’Oriente, presumibilmente l’Egitto, per sfuggire alla persecuzione iconoclasta. Per noi abituati a sculture più armoniche, il suo volto allungato può apparire strano, così come il copricapo che indossa, a metà tra una corona e un turbante.

La Madonna Bruna è raffigurata come una Bassilissa, un’imperatrice bizantina assisa su un trono, e sul trono che la sostiene sono incise le parole Nigra Sum Sed Formosa, “Sono nera ma sono bella”, tratte dal Cantico dei Cantici. Tiene in braccio Gesù Bambino e solleva la mano destra in segno di benedizione. È conosciuta e adorata come Matri ‘u Tinnaru e il suo è uno dei culti mariani più antichi della Sicilia.

La Basilica Santuario di Maria Santissima di Tindari è stata ricostruita nel XVI° secolo sui resti di un’antica chiesetta distrutta dai pirati arabi capitanati da Khayr al-Din Barbarossa, corsaro e ammiraglio della flotta ottomana che mise a ferro e fuoco la costa tirrenica della Sicilia a metà del 1500. Qui sorgeva anche e presumibilmente un’antica fortezza che dominava il promontorio.

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Dopo la ricostruzione barocca, la chiesa venne ampliata e rimodernata alla fine del 1800. La chiesetta originaria della Madonnina di Tindari è stata inglobata nel Santuario, un po’come è avvenuto ad Assisi con la Porziuncola dentro a Santa Maria degli Angeli.

Come accennavamo, ogni anno il 7 e l’8 settembre si tiene a Tindari la festa della Madonna Nera, che culmina con una solenne processione a cui partecipano migliaia di pellegrini provenienti dai comuni limitrofi. Secondo la tradizione i pellegrini salgono a piedi fino al Santuario percorrendo in fila indiana l’impervio sentiero Coda della Volpe, che risale lungo il fianco della costa montuosa. Oltre alle preghiere e ai canti, la festa prevede bancarelle, eventi gastronomici e tradizioni folkloristiche che uniscono la dimensione sacra con quella più pittoresca della località.

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