Il cantico delle creature di San Francesco

Il cantico delle creature di San Francesco

San Francesco d’Assisi è uno dei santi più amati e venerati dalla Chiesa cattolica. Vicino ai poveri, fratello degli ultimi, fece dell’amore per tutte le creature di Dio la sua missione di vita e l’emblema della sua fede. Il Cantico delle creature di San Francesco, una preghiera che è anche un poema d’amore.

San Francesco è considerato, insieme a santa Caterina da Siena, patrono d’Italia. Jorge Mario Bergoglio ha voluto scegliere il suo nome, quando è stato eletto Papa nel 2013. Il 4 ottobre si celebra la sua memoria. La sua vita, il desiderio irrefrenabile che lo condusse a rinnegare tutto ciò che gli apparteneva, tutto ciò che era, in nome della fede, ne hanno fatto nei secoli una figura emblematica, spesso incompresa. Incompreso Francesco lo fu sicuramente dai suoi contemporanei, incapaci di capire come potesse il ricco rampollo di una famiglia di mercanti umbri rinunciare a una vita di gozzoviglie e piaceri, per abbracciare l’assoluta povertà.

La vita

Il suo vero nome era Giovanni di Pietro di Bernardone (Assisi, 1181 – Assisi, 3 ottobre 1226). Suo padre, Pietro di Bernardone, gestiva un ricco commercio di stoffe pregiate, molte provenienti dalla Provenza, che l’uomo rivendeva nel Ducato di Spoleto. È ragionevole pensare che l’infanzia e la giovinezza di Francesco avvennero negli agi. Protetto dalla famiglia, il ragazzo crebbe spensierato, tra gli studi svogliati e i divertimenti con i coetanei. Era destinato certamente ad affiancare il padre nell’attività commerciale, ma il destino aveva in serbo qualcosa di completamente diverso per lui. Catturato durante la guerra tra Assisi e Perugia, Francesco conobbe la prigionia e la malattia, e forse fu proprio in quel periodo terribile che il ragazzo cominciò a maturare la sua conversione. Tornato a casa, infatti, trascorse la convalescenza nei possedimenti del padre, fuori città, lontano dalle gozzoviglie e dalle cattive abitudini a cui era dedito e immerso nella natura. La sua brama di combattere non era tuttavia scomparsa, perché, una volta guarito, il giovane volle partecipare alla Crociata del 1203. Cadde nuovamente malato, e dovette rinunciare al proprio progetto, ma già era in corso in lui un mutamento profondo, inspiegabile. All’improvviso Francesco sembrava essere stato colto da una febbre d’amore, che egli rivolgeva soprattutto ai poveri, agli indifesi, agli emarginati, agli ammalati. Ad essi donava ciò che aveva, le merci di suo padre, ma anche gli abiti che indossava, e non aveva timore di abbracciare e baciare uomini e donne infetti. Iniziò a rifuggire la compagnia degli amici e a ritirarsi in luoghi solitari, e fu in una di queste occasioni, mentre pregava in una piccola chiesa di campagna, davanti al Crocifisso di San Damiano, che Francesco raccontò di aver udito il Crocifisso rivolgersi a lui con queste parole: “Francesco, va’ e ripara la mia casa che, come vedi, è tutta in rovina.

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Crocifisso di San Damiano
Il Crocifisso di San Damiano è quello dinanzi al quale San Francesco era intento a pregare nel momento in cui, nel lontano 1205

Credendo che la voce si riferisse alla chiesetta in cui stava pregando, il ragazzo tornò a casa, vendette le stoffe del padre e il proprio cavallo e donò il ricavato al sacerdote che la gestiva, che però rifiuto per paura di rappresaglie da parte di Pietro Bernardone. In un estremo tentativo di far rinsavire il figlio, quest’ultimo lo trascinò davanti ai consoli della città, perché fosse processato, ma Francesco fece ricorso al vescovo e davanti a lui rinunciò pubblicamente ai beni e al nome della sua famiglia, spogliandosi letteralmente di ogni cosa.

Fu così che Francesco abbraccio la sua nuova vita, fatta di povertà, di elemosina, di stenti, ma soprattutto di un amore totale, di un’unione perfetta e ideale col creato e con tutte le sue creature, in perfetta armonia di spirito. In questa nuova visione, rivoluzionaria per la sua epoca, Francesco si affidò a Gesù, suo esempio e modello, e concepì il suo Cantico delle creature.

Il Cantico delle creature

Il Cantico delle creature, o Cantico di Frate Sole, venne composto da Francesco intorno al 1224, solo due anni prima della sua morte che ebbe luogo nel 1226. Si tratta di uno dei testi più antichi della letteratura italiana, il primo di cui si conosca l’autore. È un poema, ma è anche una preghiera, che esprime l’amore per il creato come amore per Dio. Il rispetto per la natura e per gli animali non erano mai stati presi in considerazione, non appartenevano alla mentalità del tempo. Francesco ne fa il centro della sua poetica e della sua fede, inneggiando a un senso di fratellanza con il mondo e con tutte le sue creature. Il mondo tutto, in quanto non solo creato da Dio, ma riflesso di Dio, è meritevole d’amore, e amando il creato l’uomo manifesta il suo amore per Dio. Non a caso Francesco chiama tutte le creature “fratello” e “sorella“, perfino la morte. Tutto è buono, perché è parte del creato.

Non dobbiamo pensare che il Cantico delle creature sia privo di profondità, un modo semplice e ingenuo di esprimere la propria fede. Al di là della ricchezza poetica del testo, scritto in volgare umbro, con influssi toscani e francesi e latinismi, e l’uso sapiente di assonanze e figure retoriche, che tradisce gli studi svolti dal suo autore, nel Cantico Francesco sceglie di celebrare Dio partendo da un presupposto diverso da quello portato avanti dai dottori della chiesa fino ad allora. Lascia da parte le dissertazioni filosofiche e teologiche, per abbandonarsi all’estasi mistica suggerita dalla percezione della realtà, dal vivere immersi in essa, come parte integrante del creato. Un’esperienza sensoriale e profonda, che attraverso il creato permette di ascendere fino a Dio Creatore e Padre.

Francesco inizia il suo Cantico premettendo che nessuna parola di lode pronunciata dall’uomo è degna di Dio, ma ciononostante eleva il suo canto al Creatore, con umiltà e infinito amore, attraverso il sole, la luna, le stelle, i quattro elementi fondamentali, il vento, l’acqua, il fuoco e la terra, tutti visti in ottica positiva. Francesco si rivolge anche alla morte, che sarà comunque benigna con coloro i quali moriranno rispettando la volontà di Dio.

Conclude il suo poema con un invito a tutti gli uomini, che è anche una promessa di salvezza: “Laudate et benedicete mi’ Signore’ et ringratiate et serviateli cum grande humilitate” (Lodate e benedite il mio Signore, ringraziatelo e servitelo con grande umiltà).

San Francesco e gli animali

Nel Cantico delle creature Francesco non parla direttamente degli animali. Menziona però i fiori, i frutti, l’erba e tutte le creature che popolano il mondo che Dio ha costruito. Francesco dialogava con la natura, si sentiva parte della creazione, e come tale fratello di ogni essere vivente. Molte sono le storie che lo vedono protagonista insieme ad animali di ogni tipo. Forse essi percepivano la sua bontà, il suo senso di appartenenza, che lo portava a vivere in armonia e rispetto con tutti loro. Del resto, il santo era certo che nessun animale avrebbe mai potuto nuocergli, se lui per primo non gli avesse fatto del male. Pensiamo ad esempio al lupo che terrorizzava gli abitanti di Gubbio, e che egli seppe ammansire con dolcezza. Credeva nella suprema armonia del Paradiso terrestre, e cercava di ritrovarla ogni giorno nel mondo che lo circondava, e di ricostruirla per quanto era in suo potere. Anche nelle preghiere del santo ricorrono lepri, pesci, agnelli e uccelli. In molti racconti egli, ricevuti pesci, uccelli o agnelli in regalo, perché li mangiasse, preferiva liberarli, e le piccole creature gli restavano accanto, come se sapessero quanto buono sapesse essere quel piccolo uomo. Particolarmente struggente la leggenda relativa al 4 ottobre, giorno in cui commemoriamo la morte del santo. Si racconta che poco prima di morire Francesco volle intonare per l’ultima volta il Cantico delle Creature, ma non avesse voce per farlo. Le allodole, araldi del mattino, vennero in suo aiuto, sebbene fosse sera, e cantarono con lui accompagnandolo dolcemente nella morte.

L’arte e l’iconografia hanno spesso voluto ricordare questo particolare aspetto di San Francesco. Egli appare sempre con indosso la veste marrone che diventerà caratteristica dell’ordine francescano. Lui l’aveva scelta perché era umile e ricordava i colori della terra, della quale lo aiutava a sentirsi parte. In molte raffigurazioni Francesco appare circondato da animali, intento a prendersene cura, o a proteggerli, o a pregare con loro a fianco. Oggi più che mai il suo esempio di umiltà e amore per la natura, di profondo rispetto degli animali dovrebbe guidare le azioni degli uomini, per garantire un futuro alle nuove generazioni e al pianeta.

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