Perché si utilizzano i lumini votivi?

Perché si utilizzano i lumini votivi?

I lumini votivi sulle lapidi rischiarano la notte altrimenti troppo buia dei cimiteri. Sentinelle palpitanti, piccoli frammenti di luce che disegnano il cammino verso la pace per i nostri cari defunti. Ecco perché sono così importanti.

Il culto dei morti è sempre stato un elemento importante in tutte le civiltà. A seconda delle tradizioni e delle credenze, rendere omaggio ai defunti era un modo per aiutarli nel loro passaggio dalla vita all’Altrove, ma anche un’assicurazione per chi rimaneva di non dover temere la loro vendetta.

Nell’ambito della religione cristiana, visitare la tomba di qualcuno che ci è stato caro, portandovi dei fiori e soffermandosi a pregare, o a dialogare con esso, è qualcosa di confortante, consolatorio. In questo rituale che si perpetra da sempre ricorre anche l’usanza di accendere candele e ceri votivi sulle tombe.

Un’usanza antica, già praticata dai romani, prima ancora dagli etruschi, e ancora più indietro, presso gli egizi e i greci. Tutti questi popoli utilizzavano candele per i riti funerari.

Non è difficile capire perché. La luce è da sempre, presso ogni civiltà, un simbolo benefico, legato alla vittoria del bene contro il male, della vita contro la morte. La luce del fuoco proteggeva i primi uomini che cercavano rifugio nelle caverne, rappresentava l’unico barlume di speranza contro le tenebre della notte, e tutte le insidie che esse celavano.

Quale contesto può essere più indicato della scomparsa di una persona cara, per rammentarci quanto siamo fragili, esposti a quell’oscurità che ci preme da ogni parte? Probabilmente quegli stessi primi uomini che cercavano sicurezza accanto al fuoco, accendevano fiamme per proteggere i loro morti dall’attacco di predatori notturni.

Un gesto di protezione, dunque, contro il buio e contro i demoni, che è giunto fino a noi, sotto forma di lumini votivi accesi per proteggere i nostri cari trapassati.

Si accende un lumino votivo per tenere lontana la tenebra, dunque, ma anche per fornire a chi è appena passato dall’altra parte una guida, un punto di riferimento.

Come un faro nella notte più buia, una candela accesa da una persona che amava il defunto potrà rischiarare il suo lungo cammino verso la sua nuova casa celeste. Protezione, dunque, e guida, queste sono le funzioni principali dei lumini votivi dei nostri cimiteri.

Ma c’è di più. Tenere una luce accesa sulla tomba di chi ci ha lasciato equivale a pregare costantemente per lui o per lei, accompagnandolo e aiutandolo nel suo percorso verso il paradiso. Nella luce della candela che si consuma, nutrendosi della sua stessa cera, ravvisiamo la vita umana che si spegne lentamente, divenendo sempre più debole, e destinata a estinguersi. Non solo, certe credenze vogliono che solo lo spegnimento di tutte le candele e i ceri accesi a suffragio del defunto significhi che egli ha infine raggiunto l’aldilà.

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Ma come possiamo accertarci che i nostri cari defunti non restino mai al buio?

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Candele Elettriche

In questo ci vengono in aiuto i lumini elettrici. Meno suggestivi, forse, dei loro predecessori, presentano però tutta una serie di indubbi vantaggi, soprattutto in termini di durata ed efficacia, ma anche per il fatto che non richiedono un’eccessiva manutenzione.

Inoltre, non essendoci combustione, sono meno inquinanti e la cera non cola in giro rischiando di danneggiare la lapide. Ne esistono di vario tipo, lumini votivi a pile, lumini votivi led, candele elettriche, tutti con una durata superiore rispetto a qualsiasi cero votivo, in grado di garantire ininterrottamente a chi ne ha bisogno tutta l’illuminazione necessaria.

Sempre più spesso, nei cimiteri, sono dunque i lumini votivi elettrici posizionati su ogni sepolcro a fungere da illuminazione. Non dobbiamo però pensare che i lumini elettrici per cimitero o i lumini a batteria per cimitero valgano meno rispetto ai classici ceri votivi.

L’intenzione rimane la stessa, e con essa il significato che vogliamo infondere alla loro accensione. In commercio si trovano lumini votivi di ogni dimensione, lumini elettrici, lumini a led e di vario genere.

Anche nel nostro store on-line trovate un’ampia scelta di lumini tradizionali e lumini a batteria, di vari colori e forme, semplici o decorati con immagini sacre. Guarda la Gallery!

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Usanze e tradizioni

Abbiamo già accennato a come la consuetudine di accendere lumini votivi, ceri e candele per accompagnare il decesso di una persona cara abbia assunto nel tempo e nei diversi paesi aspetti spesso peculiari. In Germania si pensa per esempio che solo quando il cero votivo acceso in suffragio del defunto sia del tutto consumato quest’ultimo abbia raggiunto la sua ultima dimora. Per lo stesso motivo si teneva il cadavere in casa finché ciò non avveniva, per essere certi che fosse al sicuro fintanto che non trovava la pace. C’era inoltre la consuetudine di togliere la candela dalle mani del defunto e farla spegnere al più giovane della casa. Sempre in Germania le candele votive non servivano solo per illuminare il cammino del defunto, ma anche per far sì che i topi non risalissero a mangiargli gli occhi!

In Spagna i ceri votivi devono essere tenuti accesi presso il luogo di sepolture per un anno intero, per dare al defunto il tempo di completare il suo viaggio.  Averne cura è un preciso dovere dei parenti. In Aragona, alla morte di qualcuno, si raccolgono in un canestro di vimini un tovagliolo ricamato a mano e tante candele quanti sono stati i morti in famiglia nelle ultime tre generazioni.

In Francia, vengono usati come ceri votivi quelli benedetti alla Candelora. Non bisogna mai spegnerli con le dita, o si rischia di bruciare le ali dell’anima del defunto.

In Romania le candele sono fatte di cera d’api e si chiamano toiag, “bastone”, intendendo il bastone che aiuterà il morto nel suo viaggio, come appoggio e come arma. Quando qualcuno muore si prendono le sue misure con un filo di canapa o di cotone, cosparso di cera pura. La corda incerata che si ottiene viene posta sulla tomba, dove, per quaranta mattine consecutive, una donna va e ne brucia un pezzo. Alla fine del ciclo di quaranta giorni si brucia ciò che rimane. Si crede che, così facendo, il morto si trasformi in luce.