La Candelora: storia e curiosità

La Candelora: storia e curiosità

La Candelora, storia di una festa dalle grandi suggestioni che affonda le sue radici in riti precristiani legati al trionfo della luce. Scopriamo cosa simboleggia per i credenti e perché.

La Candelora, storia di una festa dalle mille sfumature. La festa della Candelora, celebrata dai cattolici il 2 febbraio, ha assunto nel corso dei secoli significati via via diversi.
Nata come celebrazione Mariana, rievocava la Purificazione della Madonna, ma è divenuta in seguito una festa Cristologica, focalizzata sulla figura di Gesù e sul suo riconoscimento come Salvatore del mondo.
Non meno importante è la dimensione popolare di questa festa, testimoniata da proverbi e usanze, legate in particolare al passaggio dall’inverno alla primavera che questo giorno rappresenta. Per citarne solo alcuni: “Candelora scura dell’inverno non si ha paura“, o “per Santa Candelora se nevica o se plora de l’inverno siamo fora“.

Una festa legata al trionfo della luce sulle tenebre, come si evince dalla tradizione di benedire e accendere ceri e candele, ma anche un passaggio simbolico che determina la fine delle festività natalizie e l’inizio del cammino pasquale.

La Candelora, storia di una festa dai tanti significati religiosi e simbolici, che speriamo di aiutarvi a scoprire.

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Perché si festeggia e quando

Candelora è un termine popolare con cui viene ricordato e celebrato il giorno della presentazione di Gesù la Tempio di Gerusalemme. Infatti, secondo la legge di Mosè, i genitori dovevano accompagnare i primogeniti maschi al tempio, quaranta giorni dopo la loro nascita, per presentarli ufficialmente. La Madonna e San Giuseppe non fecero eccezione per il piccolo Gesù, e quaranta giorni dopo Natale lo condussero a Gerusalemme.

Questo episodio della vita di Gesù viene raccontato da Luca (Lc 2,22-39) e viene festeggiato dalla Chiesa cattolica il 2 febbraio, ma viene celebrato anche dalla Chiesa ortodossa e da alcune chiese protestanti.

Secondo Luca in occasione della Presentazione di Gesù al tempio un vecchio uomo di nome Simeone, che attendeva da tempo la venuta del Messia e aveva avuto da Dio la promessa che non sarebbe morto senza averlo visto, vide Gesù bambino, lo prese tra le braccia e disse: “Ora lascia, o Signore, che il tuo servo
vada in pace secondo la tua parola; perché i miei occhi han visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli, luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele” (Luca 2,29-32)

In pratica Simeone aveva riconosciuto in Gesù il Messia tanto atteso. Ma le sue rivelazioni non si fermano a questo. Rivolgendosi a Giuseppe e Maria, sbalorditi dal suo gesto, continuò dicendo: “Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione 35 perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l’anima.” (Luca 2,34-35)

Una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, sopraggiunta in quel mentre, iniziò a sua volta a lodare Dio e a parlare del bambino come del Redentore.

Il nome curioso che la festa ha assunto è dovuto al fatto che, in occasione di questa celebrazione vengono benedette delle candele, che sono poi distribuite ai fedeli. Queste candele rappresentano Gesù luce del mondo, parafrasando le parole che il vecchio Simeone pronunciò prendendo Gesù tra le braccia: “I miei occhi han visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli, luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele.” (Lc 2,30-32)

Originariamente la festa della Candelora si chiamava Ipapante, termine greco che significa incontro, facendo riferimento all’incontro tra la Sacra Famiglia e Simeone e Anna al tempio. È attestata fin dal IV secolo, in Oriente, e successivamente, grazie a Papa Sergio I si diffuse anche in Occidente. Veniva celebrata accendendo ceri e candele in abbondanza.

La dimensione dell’incontro con Gesù rimane un elemento molto importante di questa festa. La presentazione al tempio di Gesù è coincisa con il suo riconoscimento da parte di Simeone e Anna, due persone che da sempre aspettavano la sua venuta. Ma c’è anche la rivelazione fatta a Maria, la profezia riguardante il futuro di suo figlio, e l’immenso dolore che dovrà provare, quella spada che le trafiggerà l’anima.

Storia

Come molte festività religiose anche la Candelora ha conosciuto un’evoluzione nel tempo. Possiamo parlare di Candelora, storia di una festa che riunisce in sé tante feste e tradizioni diverse.

In passato, prima della riforma liturgica che seguì il Concilio Vaticano II, la festa della Candelora era chiamata Purificazione della Beata Vergine Maria. Questa definizione, tuttavia, ignorava completamente l’origine della festa, ovvero la presentazione di Gesù al Tempio e l’incontro con Simeone, che per primo lo acclamò come luce del mondo.

La scelta del nome Candelora deriva invece da riti precedenti, dalla somiglianza della pratica del Lucernario nel vespro del rito romano, che prevedeva l’accensione di una lampada al tramonto per simboleggiare la luce di Cristo che sconfigge le tenebre e il peccato.

Ma è probabile anche che questa festa derivi da celebrazioni precristiane che avevano come comune denominatore il trionfo della luce sull’oscurità, e di conseguenza implicavano l’utilizzo di torce e lampade.

Pensiamo alla tradizione romana dei Lupercali, con le loro fiaccole dal potere purificante. I Lupercali si tenevano proprio nel mese di febbraio, che per i romani era molto importante dal punto di vista religioso e simbolico, in quanto ultimo mese dell’inverno. In particolare era dedicato ai riti di purificazione e di fecondità, tanto che il verbo latino februare, “purificare”, ha dato il nome al mese. Lo stesso verbo deriva anche dal nome di un dio etrusco degli inferi, Februus, che in questo periodo dell’anno veniva venerato con sacrifici.

Sempre nel mondo romano alle calende di febbraio (nei primi giorni del mese) si festeggiava la Dea Februa, o Giunone Februata, in onore della quale venivano accese torce.

Un’altra festa antica assimilabile alla Candelora è la festa celtica di Imbolc, che sanciva il passaggio tra l’inverno e la primavera, tra buio e luce.

La purificazione di Maria

Abbiamo accennato nel paragrafo precedente a come fino al Concilio Vaticano II (1962-1965), ma ancora oggi per la forma straordinaria del rito romano, la ricorrenza del 2 febbraio si chiamasse Festa della Purificazione della SS. Vergine Maria. Secondo la tradizione ebraica una donna era considerata impura per i quaranta giorni successivi al parto di un figlio maschio. Al termine di questo periodo, durante il quale non poteva toccare nulla di sacro né entrare nei santuari, doveva recarsi al tempio per purificarsi.

Ecco il riferimento alla purificazione descritta nel Levitico: “Quando una donna sarà rimasta incinta e darà alla luce un maschio, sarà immonda per sette giorni; sarà immonda come nel tempo delle sue regole. L’ottavo giorno si circonciderà il bambino. Poi essa resterà ancora trentatré giorni a purificarsi dal suo sangue; non toccherà alcuna cosa santa e non entrerà nel santuario, finché non siano compiuti i giorni della sua purificazione” (Lev 12,2-4)

La Festa della Purificazione della SS. Vergine Maria sanciva la fine delle celebrazioni natalizie, e apriva il nuovo periodo liturgico rivolto alla Pasqua.

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Questa tradizione legata alla purificazione della Madonna si diffuse soprattutto in Occidente, almeno fino alla riforma liturgica decretata dal Concilio Vaticano II, che ha voluto invece spostare la centralità del rito dalla madre al Figlio Redentore, Luce del Mondo. Da una visione mariana, a una visione cristologica, dunque. Tuttavia permane in parte il ricordo della festa della Candelora come Festa della purificazione in alcune usanze popolari. Per esempio nel paesino siciliano di Chiaramente le donne salgono in cima alla montagna, il giorno prima della festa, e si purificano con la rugiada.