La trasfigurazione di Gesù Cristo

La trasfigurazione di Gesù Cristo

Il 6 agosto si celebra la Trasfigurazione di Gesù, quaranta giorni prima dell’Esaltazione della Santa Croce, commemorazione della Crocifissione. Che cosa significa Trasfigurazione? Che cosa si festeggia?

Prima di spiegare cosa sia la Trasfigurazione di Gesù, cerchiamo di comprendere cosa significhi in generale la parola “trasfigurazione”. Il vocabolario recita così: trasfigurazióne (ant. transfigurazióne) s. f. [dal lat. transfiguratio -onis]. – L’atto, il fatto di trasfigurare, di trasfigurarsi; mutamento di figura o di aspetto o di espressione.

Si tratterebbe dunque di una sorta di trasformazione, che muta l’aspetto di qualcosa, o qualcuno, fino a renderlo diverso da come appariva precedentemente.

Nella fattispecie, la trasfigurazione di Gesù festeggiata dalla Chiesa il 6 agosto riguarda una miracolosa trasformazione di Gesù, davanti agli occhi di tre dei suoi discepoli: Pietro, Giacomo e Giovanni.

Questo episodio viene citato in tre dei quattro cosiddetti Vangeli sinottici: Matteo 17,1-8; Marco 9,2-8; Luca 9,28-36. In breve, Gesù, Pietro, Giacomo e Giovanni si erano appartati dagli altri discepoli ed erano saliti su un’alta montagna per pregare. All’improvviso, durante la preghiera, Gesù aveva mutato il proprio aspetto. Il suo volto e il suo corpo avevano iniziato a risplendere e le sue vesti erano divenute di un bianco abbagliante.

Subito dopo due uomini misteriosi, che si rivelano essere Mosè ed Elia, appaiono nello stesso luogo e iniziano a parlare con Gesù. Pietro si offre di erigere tre capanne per Gesù e i due Profeti, ma una voce scaturisce da una nube luminosa e intima ai discepoli di prestare orecchio a Gesù, in quanto suo Figlio eletto e amato. I tre discepoli a questo punto vengono colti dallo sgomento, e quando si riprendono i profeti e la nube sono scomparsi, e loro sono rimasti sul monte con Gesù.

Il racconto della Trasfigurazione di Cristo è ricco di suggestioni profetiche e messianiche, che hanno fatto sì che per molto tempo gli studiosi dibattessero sulla sua effettiva veridicità storica. Infatti si tratta di una delle poche occasioni in cui Gesù si manifesta nella sua natura divina, presentandosi ai suoi compagni come Figlio di Dio. C’erano stati già dei precedenti, in particolare il Battesimo di Gesù, quando, dopo che Giovanni Battista lo aveva battezzato, il cielo si era aperto e lo Spirito santo era disceso come una colomba annunciando l’identità di Cristo: “E subito, uscendo dall’acqua, vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba. E venne una voce dal cielo: “Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento” (Marco 1,9-11).

Successivamente sarà Gesù stesso a confermare la propria identità come Figlio di Dio, quando, alla vigilia della Passione, ritiratosi nell’orto di Getsemani, pregherà chiamando Dio Padre: “Padre mio, se questo calice non può passare da me senza che io lo beva, sia fatta la tua volontà.” (Matteo 26,41).

Il tema della trasformazione, dello splendore abbagliante che investe chi è vicino a Dio ricorre in molti altri passi delle Sacre Scritture, in particolare in relazione all’Apocalisse, quando tutti saranno giudicati e coloro che lo meriteranno verranno salvati.
I saggi risplenderanno come lo splendore del firmamento; coloro che avranno indotto molti alla giustizia risplenderanno come le stelle per sempre.” (Daniele 12,3)
E noi tutti, a viso scoperato, riflettendo come in uno specchio la gloria del Signore, veniamo trasformati in quella medesima immagine, di gloria in gloria, secondo l’azione dello Spirito del Signore.” (San Paolo in Corinzi 3,18)
Naturalmente lo splendore che scaturisce da Gesù è anche un’anticipazione della sua Resurrezione e delle gloria celeste, così come il candore della sua veste.

Anche altri elementi del racconto della Trasfigurazione del Signore ci fanno comprendere la sua potenza evocatrice e simbolica.

Mosè ed Elia rappresentano la volontà di rifarsi alla tradizione ebraica e alle profezie sulla venuta del Messia contenute nell’Antico Testamento. Sempre legate alla tradizione antica sono le tre capanne che Pietro si offre di costruire, che rimandano all’accampamento degli ebrei presso il monte Sinai, quando Mosè ricevette le tavole della legge, e che venivano ricordate dal popolo ebraico con la Festa delle Capanne, e così via.

La nuvola splendente da cui emerge la voce di Dio è un elemento ricorrente nelle teofanie, ovvero le apparizioni del divino tra gli uomini.

Ci sono differenze sensibili tra i tre Vangeli che raccontano questo episodio, legate alla differente visione teologica dei tre evangelisti. Anche queste differenze contribuiscono a enfatizzare la dimensione messianica e simbolica della Trasfigurazione.

Il monte dove avvenne la trasfigurazione

Esistono diverse congetture riguardo a quale fosse il monte della Trasfigurazione, su cui Gesù e i suoi discepoli salirono quel giorno. È probabile che si tratti di un monte simbolico, non reale, come altri luoghi analoghi, come quello citato nel Discorso della Montagna (Mt 5,1).

Alcune tradizioni lo hanno invece identificato con il monte Tabor, un colle tondeggiante e isolato che sorge nella pianura di Esdrelon. Qui i bizantini fecero costruire tre chiese e, successivamente, monaci benedettini e francescani si alternarono, costruendo altri luoghi di culto. Nel 1924 venne inaugurata la basilica a tre navate, progettata dall’architetto Antonio Barluzzi.

Anche il monte Ermon, a nord di Cesarea di Filippo, non lontano dalle sorgenti del fiume Giordano, è stato considerato da molti un possibile scenario per la Trasfigurazione.

L’interpretazione di Sant’Agostino

Sant’Agostino fornisce una sua personale a affascinante spiegazione della Trasfigurazione di Gesù nel Discorso 78, descrivendo come gli abiti candidi di Gesù siano un simbolo della Chiesa e il suo splendore un presagio di Salvezza. Nella Trasfigurazione Lui si presenta come la luce che illumina ogni uomo che viene in questo mondo, risplendendo di un chiarore simile a quello del sole, ma che può essere percepito con gli occhi dell’anima e del cuore. I suoi vestiti bianchissimi sono la sua Chiesa, perché chi serve la Chiesa può vedere mondati tutti i suoi peccati, e apparirà sempre abbigliato di uno splendore immacolato.

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Agostino parla anche di Pietro, del suo non saper affrontare la visione di Gesù trasfigurato se non proponendo di costruire un alloggio per lui e peri due profeti. In realtà, il desiderio di Pietro di compiacere Gesù nasce dal fatto che nemmeno lui vorrebbe andarsene mai via dal monte, dove può godere dello splendore di Cristo senza doversi preoccupare degli altri. Ma Pietro, limitato dalla sua visione umana, non si rende conto che dove lui vuole costruire tre tende ne basterebbe solo una, perché: “Cristo è la Parola di Dio, Parola di Dio nella Legge, Parola di Dio nei Profeti. Perché, Pietro, cerchi di dividerlo? È necessario piuttosto che tu rimanga unito a lui.” Pietro dovrà comprendere che non potrà godere della presenza luminosa di Cristo se non dopo la morte, e che per questo dovrà dedicare la propria vita alla carità e all’amore, per meritare di poter stare ancora Lui, nella luce.

La voce che esce dalla nube pone Gesù in una condizione più elevata rispetto ai profeti, in quanto essi avevano scritto le leggi e parlato della Sua venuta, ma ora Lui era presente, reale, il Figlio, la sorgente di ogni Salvezza. Mosè ha parlato con Dio, nel roveto ardente, e da lui ha ricevuto la Legge. Elia ha proclamato la venuta del Messia, con un ardore tale da meritare di salire in cielo su un carro di fuoco. Ma Gesù è la Legge, è il Messia, e la sua grandezza e splendore sono irraggiungibili.

Quando si celebra e perché?

Come abbiamo già accennato, la scelta di festeggiare la Trasfigurazione il 6 agosto deriva dal fatto che essa avrebbe avuto luogo quaranta giorni prima della crocifissione di Gesù, che veniva celebrata dalla Chiesa d’Oriente il 14 settembre con l’Esaltazione della Santa Croce. In Occidente si cominciò a festeggiare la Trasfigurazione a partire dal IX secolo.

La Trasfigurazione spiegata ai bambini

Come si può spiegare un evento importante e dall’incommensurabile portata simbolica a un bambino? Non è facile, ma si può fare. Volendo adattare il racconto della Trasfigurazione per bambini potremo dire che Gesù, Pietro, Giacomo e Giovanni andarono un giorno in cima a un monte, per pregare insieme. A un certo punto, Gesù si illuminò tutto, cominciò a risplendere come il sole, i suoi vestiti erano bianchi come la neve. I suoi amici videro il suo viso cambiare e, oltre al volto umano, scorsero il volto divino e seppero di avere davanti il Figlio di Dio.

Non solo. Dopo che Gesù ebbe cominciato a brillare come una stella, apparvero sul monte anche Mosè e Elia, due personaggi molto importanti per i cristiani, perché Mosè fu colui che salvò gli ebrei conducendoli fuori dall’Egitto e ricevette da Dio in persona le tavole con i Dieci Comandamenti, ed Elia proclamò la venuta di Gesù con tutta la sua forza. Questi due grandi uomini iniziano a chiacchierare con Gesù, davanti agli occhi sempre più increduli dei discepoli.

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E non è ancora finita. Da una nube splendente in cielo giunse la voce di Dio che disse: “Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo.
A questo punto Pietro, Giacomo e Giovanni furono sopraffatti dall’emozione e caddero a terra, ma Gesù accorse subito a tranquillizzarli, a dire loro che andava tutto bene. Perché erano suoi amici, e lui si prendeva cura di loro, come è giusto che sia.

Che cosa vuole dire questo passo del Vangelo? Ci insegna che ciascuno di noi, in ogni momento, può essere come Gesù, far vedere la luce che ha dentro, mostrare agli altri quanto ci fa brillare e splendere l’amore di Dio. Perché anche noi, come Gesù, siamo figli di Dio, e, se seguiamo il suo esempio, se come lui siamo gentili e premurosi verso i nostri amici, se amiamo con tutti noi stessi i nostri cari e chi ci sta intorno, possiamo trasfigurarci e brillare come stelle! È questo il segreto della trasfigurazione, lasciar intravedere agli altri un po’della luce che brulla dentro di noi.

Rappresentazioni della trasfigurazione di Gesù

La Trasfigurazione ricorre meno rispetto ad altri soggetti sacri nell’iconografia sacra, ma non ha mancato di ispirare molti grandi artisti. Rappresentazioni di questo evento miracoloso si trovano sia nell’arte sia orientale, sia in quella occidentale. Molte splendide icone bizantine hanno come soggetto la Trasfigurazione, così come meravigliosi mosaici, come quello del Monastero di Santa Caterina sul Sinai, o quello della Cappella Palatina di Palermo, o ancora la Trasfigurazione allegorica nel mosaico dell’abside di Sant’Apollinare in Classe a Ravenna.
Grandi pittori italiani come il Beato Angelico, Raffaello, Perugino, Bellini e il Tiziano hanno lasciato affreschi e dipinti sulla trasfigurazione di Gesù.
In tempi più recenti l’artista Marko Ivan Rupnik ha realizzato un imponente mosaico per la chiesa dei Santi Giacomo e Giovanni a Milano.

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