La Bibbia di Borso d’Este, capolavoro dell’arte rinascimentale, racchiude le ricchezze e i fasti della corte estense rielaborate dalla raffinata arte dei miniaturisti
La Bibbia di Borso d’Este è un notevole manoscritto miniato realizzato nel XV secolo per volontà del Duca Borso d’Este di Ferrara, figlio illegittimo di Niccolò III d’Este. Forte del potere e della ricchezza derivati dalla sua seppur illegittima nascita, Borso fu marchese di Ferrara e duca di Ferrara, Modena e Reggio, e anche un mecenate lungimirante e prodigo, nel panorama del Rinascimento italiano. In particolare la sua fama di committente prestigioso è legata proprio alla Bibbia, realizzata tra il 1455 e il 1461 da un gruppo di artisti capitanati da Taddeo Crivelli e Franco dei Russi, due pittori del tempo famosi proprio per le miniature. La Bibbia di Borso d’Este, o Bibbia bella, contiene il testo latino della Vulgata, la traduzione della Bibbia in latino redatta da San Gerolamo. Ogni pagina è magnificamente illustrata con miniature e decorazioni, che la rendono il più ricco manoscritto miniato giunto sino a noi. Parliamo di un totale di circa 5.000 immagini realizzate dai migliori miniaturisti dell’epoca. Il risultato finale è un’opera d’arte straordinaria, ricca di dettagli e colore, che rappresenta dal punto di vista storico un prezioso documento del Rinascimento italiano e del mecenatismo dei grandi signori del tempo, i duchi d’Este prima di tutto. Più in generale, un’opera simile racconta quanta importanza venisse conferita alla cultura e alle arti durante quel periodo. Dal punto di vista artistico, le sue miniature e decorazioni sono considerate tra le più belle espressioni dell’arte miniata rinascimentale.

Il valore della Bibbia di Borso d’Este è principalmente storico e artistico, ma non possiamo ignorare anche il suo valore economico, considerato inestimabile. Oggi conservata presso la Biblioteca Estense di Modena, dove è considerata uno dei tesori della collezione, la Bibbia di Borso d’Este ha intrapreso un viaggio avventuroso attraverso i secoli. Originariamente custodita a Ferrara, nel 1598 fu trasferita a Modena, seguendo le vicissitudini della famiglia estense. Quando Maria Beatrice Ricciarda d’Este sposò l’arciduca Ferdinando d’Asburgo nel 1763 la Bibbia passò dagli Este ai Borbone.
Alla caduta del Ducato nel 1859, venne portata via da Francesco V d’Asburgo-Este, in esilio, insieme ai tesori più preziosi della casata.
Solo dopo la Prima guerra mondiale il preziosissimo codice miniato tornò in Italia. Il suo ultimo proprietario, Carlo I, lasciò l’Austria nel 1918, per andare in esilio in Svizzera, e in seguito la sua vedova affidò la Bibbia a un libraio parigino, Gilbert Romeuf, perché la vendesse. Giovanni Treccani degli Alfieri, editore e mecenate a sua volta, fondatore dell’Istituto dell’Enciclopedia Italiana, si propose al Governo italiano per l’acquisto dell’opera, che ebbe luogo nel 1923 durante un’asta a Parigi, per la cifra astronomica di 5 milioni di lire. Treccani ne fece dono allo stato italiano e in particolare alla Biblioteca Estense di Modena, dove ancora oggi è possibile consultarla. Treccani in seguito fece realizzare dall’editore e pittore milanese Emilio Bestetti un facsimile della Bibbia di Borso d’Este in due volumi.

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Ancora oggi la Bibbia commissionata da Borso d’Este è considerata un capolavoro senza eguali nella miniatura italiana del Rinascimento e nella storia dell’arte in generale. Ognuna delle sue 1212 pagine è decorata con immagini ispirate alle Storie dell’Antico e del Nuovo Testamento, rielaborate secondo gli usi e i costumi della raffinata corte estense, influenzata dal vivido immaginario rinascimentale e tardo gotico.
Le pagine iniziali di ciascun libro sono le più sontuose, ornate da disegni dai colori brillanti, arricchite da fregi realizzati in foglia d’oro. Motivi floreali e filigrane s’intrecciano con stemmi nobiliari legati alla storia degli estensi e geometrie ardite, angeli, animali, personaggi che decorano i bordi delle pagine e le colonne con grazia sapiente.
Le pagine interne, più sobrie, sono impreziosite dall’oro che decora le vignette istoriate e da dettagli eleganti e sorprendenti. Molti i rimandi alla corte ferrarese, come Re Salomone, raffigurato come un principe rinascimentale, come poteva essere lo stesso Borso, e richiami alla vita di corte riconoscibili solo da chi quell’epoca e quella magnificenza le vissero davvero, tra architetture, abiti e dettagli ricchi di una bellezza senza tempo.


















