Codex Purpureus Rossanensis: uno dei più antichi manoscritti del Nuovo Testamento

Codex Purpureus Rossanensis: uno dei più antichi manoscritti del Nuovo Testamento

Conservato nel Museo Diocesano di Rossano, il Codex Purpureus Rossanensis è molto più di un antico manoscritto. È una finestra sul passato, un’opera d’arte inestimabile e una testimonianza della fede e della cultura dei primi secoli del Cristianesimo

Il Codex Purpureus Rossanensis è uno dei più antichi e preziosi manoscritti religiosi al mondo. Scritto in greco, risale all’incirca al VI secolo d.C. (data approssimativa 550 d.C.) ed è considerato uno dei tesori dell’arte religiosa bizantina, oltre che uno dei più antichi evangeliari esistenti. Si tratta infatti di un corposo e straordinario manoscritto che contiene i Vangeli di Matteo e Marco, completo il primo, quasi intero il secondo. Per evangeliario si intende appunto un libro liturgico in cui sono raccolti tutti i libri del Nuovo Testamento, ed è probabile che quello pervenuto fino a noi sia solo una parte dell’opera, che, con ogni probabilità, in origina conteneva i quattro Vangeli canonici. Oltre ai citati Vangeli il Codex contiene una lettera di Eusebio di Cesarea, biografo dell’imperatore romano Costantino I, oltre che vescovo e studioso greco vissuto nel III secolo d.C. che discetta sulla concordanza dei vangeli.

Non è solo il contenuto splendidamente conservato, e ancora più valorizzato da una lunga e sapiente opera di restauro, a rendere il Codex Purpureus un capolavoro tra i manoscritti antichi. Il nome Purpureus, che identifica questa opera unica al mondo, deriva dal colore delle pagine, tinte di un porpora intenso, un pigmento ottenuto solitamente da molluschi marini, ma in questo caso dall’oricello, un colorante vegetale ottenuto da un lichene. Il colore porpora, simbolo di regalità e sacralità, avvalora l’appartenenza del codice all’ambito artistico e culturale bizantino. Le pagine sono impreziosite da decorazioni dorate, lettere in oro e argento, e da miniature squisite che illustrano le scene evangeliche raccontate. Il manoscritto greco è costituito da 376 pagine, 188 fogli di pergamena, misura 30X25 cm.

Il Codex Purpureus è chiamato anche Rossanensis dal nome della località in cui è conservato: Rossano, in Calabria. Un’altra denominazione del Codex è Σ o 042 secondo il sistema di numerazione Gregory-Aland (Kurzgefasste Liste, “lista breve” in tedesco), che organizza tutti i manoscritti greci del Nuovo Testamento riconosciuti in un elenco con categorie. L’elenco funge da punto di riferimento per coloro che desiderano studiare il testo del Nuovo Testamento. Il Codex Rossanensis appartiene al gruppo dei manoscritti onciali purpurei, insieme ai manoscritti Φ (Codex Purpureus Beratinus), N (Codex Petropolitanus Purpureus) e O (Codex Sinopensis). Questi manoscritti sono tutti accumunati dalla colorazione purpurea delle pagine e dal fatto che sono scritti in onciale, un’antica scrittura maiuscola utilizzata dagli amanuensi latini e bizantini dal III all’VIII secolo. Successivamente, l’onciale fu impiegata principalmente nelle intestazioni e nei titoli fino al XIII secolo.Miniuatura del codice purpureo, cattedrale di rossano calabro

Le miniature, che arricchiscono il Codex e che illustrano scene della vita di Cristo, sono realizzate con arte squisita e colori brillanti su fogli di pergamena più spessa rispetto a quella che contiene i testi, e dipinta con una sfumatura di porpora diversa. Le miniature, fornite di cartigli descrittivi, sono così raccolte in fogli distinti rispetto ai testi. Il Codex Purpureus Rossanensis conserva quindici miniature, di cui dodici raffigurano eventi della vita di Cristo, desunti da tutti i Vangeli (non solo quelli di Marco e Matteo, ma anche Luca e Giovanni), una funge da frontespizio per le tavole dei canoni perdute, mentre l’ultima è un ritratto di Marco che occupa un’intera pagina. Ecco gli episodi desunti dal Vangelo di Matteo e dal Vangelo di Marco che adornano il Codex:

Il Codex è celebre non solo per la sua antichità, ma anche per la sua bellezza e importanza storica e religiosa, tanto da essere stato riconosciuto come Patrimonio dell’Umanità e inserito dall’Unesco nelle liste del Registro della memoria mondiale (Memory of the World), un programma fondato nel 1992, per censire e proteggere il patrimonio documentario dell’umanità contro l’amnesia collettiva, la negligenza, il deterioramento dovuto al tempo e alle condizioni climatiche, la distruzione intenzionale e deliberata.

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Dove si trova il Codex Purpureus?

Il Codex Purpureus è conservato presso il Museo Diocesano di Rossano, in Calabria, regione che intorno al VIII secolo fu soggetta alla venuta di molti monaci provenienti dall’Oriente, soprattutto da Egitto e Costantinopoli, costretti dall’avanzata dell’Islam a cercare nuove terre in cui vivere e da evangelizzare. Questo determinò l’affermarsi di una forte cultura bizantina in Calabria e in tutto il Mezzogiorno, e all’arrivo in queste terre di libri e tesori portati in salvo dalle regioni occupate dall’impero islamico. Così potrebbe essere stato per il Codex Purpureus Rossanensis. Un’altra versione del suo arrivo in Calabria lo vede portato a Rossano da una principessa bizantina in visita nella città alla fine del X secolo, o ancora in occasione dell’elevazione della città a Diocesi, nello stesso periodo. Il ritrovamento del Codex Purpureus Rossanensis è datato 1831. Fu il canonico Scipione Camporota e rinvenirlo nella sacrestia della Cattedrale di Maria Santissima Achiropita di Rossano, e fu sempre lui che ne organizzò i fogli e li numerò con inchiostro nero. Documentato e citato da vari studiosi tra ‘800 e ‘900, nel 2012 venne ritirato dalla diocesi di Rossano per essere sottoposto a un restauro che durò tre anni, ad opera dell’Istituto Centrale per il Restauro e la Conservazione del Patrimonio Archivistico e Librario del Ministero dei Beni Culturali.

Il museo diocesano di Rossano, oltre a questo inestimabile manoscritto, ospita una collezione di arte sacra che spazia dal medioevo al periodo moderno. La conservazione del Codex è di primaria importanza, e il museo si impegna in operazioni di restauro e conservazione per assicurare che questo tesoro rimanga intatto per le future generazioni.