Ricette di magro per la Quaresima. Riscoprire la tradizione per ricordare che santità e bellezza possono abitare anche i gesti quotidiani
Indice articolo
La Quaresima non è solo un tempo segnato sul calendario liturgico. È un passaggio lento, un cammino che chiede attenzione, silenzio, piccoli spostamenti interiori. Coinvolge l’anima, certo, ma non lascia indietro il corpo. E proprio il cibo, così semplice, così necessario, eppure spesso dato per scontato, diventa uno dei luoghi più concreti in cui questo tempo prende forma. Ecco perché parliamo di ricette per la Quaresima.
Dalla cenere del Mercoledì delle Ceneri fino alla luce della Pasqua, la Chiesa invita a rallentare, a sottrarre, a scegliere. L’astinenza e il digiuno non sono punizioni né esercizi di tristezza, ma strumenti antichi per tornare all’essenziale, a tavola, come nella vita. Rinunciare alla carne, semplificare i pasti, non significa impoverire l’esperienza: significa, piuttosto, imparare a guardarla con occhi nuovi. La cucina italiana, in questo, è maestra silenziosa. Nei secoli ha trasformato il “magro” in un linguaggio ricco, sobrio, ma mai dimesso. Piatti nati dalla necessità, affinati dalla pazienza, custoditi nelle cucine contadine e nei refettori monastici. Qui la creatività non gridava, non ostentava: lavorava con quello che c’era, rispettava il tempo, valorizzava ogni ingrediente. La Quaresima ci ricorda proprio questo: che l’abbondanza non sta nell’eccesso, ma nella cura. Che anche la rinuncia, se vissuta con consapevolezza, può diventare occasione di bellezza.

Mercoledì delle Ceneri: che cos’è
Carnevale sta per terminare. Dopo martedì grasso c’è il Mercoledì delle Ceneri, che segna l’inizio della Quaresima…
Preparare un piatto di magro, allora, non è solo cucinare: è un gesto che educa, è scegliere la semplicità senza rinunciare al gusto, è fare spazio. Ogni ricetta diventa una piccola meditazione domestica, un modo concreto di accompagnare il cammino interiore che conduce alla Pasqua. Le ricette di magro per la Quaresima affondano le loro radici in una sapienza antica, fatta di stagioni, di attese e di rispetto. Riscoprirle oggi significa anche interrogarsi sul nostro modo di mangiare, sul rapporto con le risorse, sulla sobrietà come valore e non come mancanza.
Le proposte che seguono rispettano la disciplina attuale della Chiesa cattolica: escludono le carni, ma ammettono pesce, uova e latticini. Restano, però, indicazioni di massima. Ogni cammino quaresimale è personale, e va vissuto con discernimento, adattato alla propria realtà, ascoltando la coscienza, il consiglio spirituale e le tradizioni della propria comunità.
Perché anche a tavola la fede si fa concreta, quotidiana, possibile. E potremo scoprire che una cucina più essenziale può essere, sorprendentemente, una cucina più ricca.

Cosa significa davvero “Mangiare di magro”
Prima di mettersi ai fornelli, però, serve fare chiarezza. Mangiare di magro non è un modo di dire né un’abitudine un po’ pittoresca che ci portiamo dietro per tradizione. È una scelta concreta, antica, che accompagna da secoli il tempo della Quaresima.
La Chiesa chiede il digiuno nel Mercoledì delle Ceneri e nel Venerdì Santo: per chi ha tra i diciotto e i sessant’anni significa un solo pasto completo nella giornata, con la possibilità di due piccoli pasti. Nei venerdì di Quaresima, invece, è richiesta l’astinenza dalla carne, obbligatoria a partire dai quattordici anni. Regole essenziali, senza rigidità eroiche, pensate per educare più che per mettere alla prova.

Le celebrazioni del Venerdì Santo: tutti i momenti più importanti
Con il Venerdì Santo si contempla la Passione e la morte di Gesù…
“Mangiare di magro” non significa mangiare poco o male. Significa scegliere. Le carni rosse, il pollame e i loro derivati vengono esclusi, mentre restano ammessi alimenti come pesce, uova, latticini, legumi, cereali, verdure e frutta. Una cucina apparentemente più povera, ma in realtà sorprendentemente completa, capace di nutrire senza appesantire.
Non è un caso che molti di questi cibi fossero alla base dell’alimentazione quotidiana anche ai tempi di Gesù. Pane, legumi, pesce, verdure, olio: la tavola quaresimale, in questo senso, non è solo una rinuncia simbolica, ma anche un ritorno a una semplicità concreta, storicamente radicata, che avvicina il gesto quotidiano del mangiare al contesto evangelico.

Il cibo salutare ai tempi di Gesù
Pane e focacce, pesce arrostito e frutta, olio e vino. Ecco il cibo salutare che si mangiava…
La Quaresima inizia subito dopo il Martedì Grasso, ultimo giorno di Carnevale, quando tradizionalmente si concentravano e si consumavano i cibi più ricchi, abbondanti, festosi. Il passaggio è netto, quasi teatrale: dall’eccesso alla misura, dalla pienezza al vuoto fecondo. Non per mortificare, ma per ricordare che la sobrietà non è una perdita, bensì un cambio di sguardo. In questo alternarsi di abbondanza e rinuncia, la Quaresima diventa un tempo educativo. Ci insegna che anche il cibo può essere linguaggio spirituale, che la tavola può diventare luogo di attenzione.

Che cos’è il martedì grasso
Presto sarà Carnevale, una grande festa per i bambini, ma anche un momento importante per i cattolici…
Ricette di Pesce per la Quaresima: il mare sulla tavola
Il pesce è da sempre il grande protagonista della cucina di magro. Non solo perché consentito nei giorni di astinenza, ma anche per il valore simbolico che porta con sé. Il segno del pesce, ΙΧΘΥΣ, nell’antico acronimo greco, era uno dei primi modi con cui i cristiani si riconoscevano tra loro. Un simbolo discreto, essenziale, legato alla fede vissuta nel quotidiano. Non stupisce, allora, che proprio il pesce abbia trovato un posto così centrale sulla tavola quaresimale.
Gli spaghetti alle vongole veraci sono forse l’esempio più immediato di questa semplicità che diventa arte. Pochi ingredienti, nessuna sovrastruttura. Le vongole vanno lasciate spurgare con pazienza, poi appena scottate in padella con aglio, olio buono, prezzemolo e un’ombra di vino bianco. La pasta si manteca lì, direttamente nel loro sugo, senza formaggio, lasciando che sia il mare a parlare. È uno di quei piatti che dimostrano come la rinuncia, quando è scelta, possa diventare raffinatezza.

Il baccalà alla vicentina, invece, chiede tempo. Ammollo lungo, acqua cambiata più volte, cottura lenta. Cipolle, latte, olio, acciughe e parmigiano trasformano un pesce povero e conservato in qualcosa di sorprendentemente avvolgente. È una preparazione che ricorda molto il cammino quaresimale: niente fretta, niente scorciatoie. Proprio per la sua ricchezza, nei giorni più penitenziali, come il Venerdì Santo, può essere servito in porzioni più sobrie o in versioni semplificate, per restare fedeli allo spirito del tempo.
L’orata al forno con patate è invece una dichiarazione di fiducia negli ingredienti. Il pesce viene profumato con rosmarino, aglio e limone, poi adagiato su patate sottili che assorbono lentamente i succhi della cottura. Un filo d’olio, sale, pepe e un bicchiere di vino bianco fanno il resto. È un piatto semplice, rassicurante, che non ha bisogno di altro per essere completo.
Le polpette di tonno raccontano un’altra anima della cucina di magro: quella pratica, quotidiana. Tonno sgocciolato, uova, pangrattato, prezzemolo, un po’ d’aglio e pepe. Si possono cuocere al forno o in padella, a seconda dei giorni e delle esigenze. Accompagnate da un’insalata o da una salsa di pomodoro leggera, risolvono un pasto senza rinunciare al senso di sostanza.
Primi piatti vegetariani: la ricchezza della terra
Accanto al pesce, la Quaresima riporta al centro cereali e legumi. Sono loro la spina dorsale della cucina contadina italiana, quella che ha sempre saputo nutrire con poco e bene.
La pasta e ceci alla romana è un piatto che non ha bisogno di presentazioni. I ceci cuociono lentamente con rosmarino e aglio, poi una parte viene frullata per creare una crema che avvolge la pasta. Le acciughe, ammesse durante l’astinenza, aggiungono profondità, senza rubare la scena. Olio a crudo e pepe nero chiudono il cerchio. È un piatto umile, ma completo, di quelli che restano.

Il risotto agli asparagi porta in tavola la primavera, che spesso coincide proprio con la Quaresima. Brodo vegetale, riso mantecato con burro e parmigiano, punte di asparagi appena saltate. Cremoso, delicato, essenziale. Un piatto che parla di rinascita, mentre fuori e dentro qualcosa ricomincia a muoversi.
La pasta al pesto genovese dimostra, se mai ce ne fosse bisogno, che rinunciare alla carne non significa rinunciare al piacere. Basilico fresco, pinoli, aglio, formaggi e olio extravergine creano una salsa viva, profumata, che si lega perfettamente a trofie o trenette. Una preparazione che profuma di casa e di stagioni.
Infine, il minestrone di verdure con farro. Un piatto completo, caldo, confortante. Verdure di stagione, legumi, cereali. Niente di più, niente di meno. Un filo d’olio a crudo e, se lo si desidera, un po’ di parmigiano. È il genere di piatto che nutre senza appesantire, ideale per i giorni in cui la Quaresima chiede silenzio anche a tavola.
Secondi piatti e contorni: la versatilità delle verdure
Durante la Quaresima le verdure smettono di fare da contorno e si prendono il centro della scena. Non per moda, ma per necessità e intelligenza culinaria. Sono loro a dare corpo ai pasti, a sostenere, a saziare senza appesantire. E la tradizione italiana, ancora una volta, sa come trattarle con rispetto.
La parmigiana di melanzane è uno di quei piatti che smentiscono l’idea di una cucina di magro dimessa o triste. Le melanzane, affettate e grigliate oppure fritte con misura, vengono alternate a strati di salsa di pomodoro, mozzarella, basilico e parmigiano. Il forno fa il resto, amalgamando tutto in un equilibrio caldo e avvolgente. È un piatto ricco, certo, ma resta pienamente conforme alle prescrizioni quaresimali: una dimostrazione concreta di come la sobrietà non escluda la profondità del gusto.
La frittata di verdure è una presenza fidata, di quelle che risolvono il pasto senza clamore. Le uova sono ammesse durante la Quaresima e si prestano a infinite combinazioni: zucchine, cipolle, peperoni, spinaci, carciofi, a seconda della stagione e di ciò che c’è. In forno per una versione più leggera, in padella per chi ama la tradizione. Servita tiepida, magari con un’insalata, è semplice, completa, rassicurante.
La caponata siciliana è invece un piccolo esercizio di pazienza e memoria. Melanzane, sedano, cipolle, capperi, olive e pomodori vengono cotti separatamente, poi riuniti in quel delicato equilibrio agrodolce che la caratterizza. Aceto e zucchero, dosati con attenzione, tengono insieme tutto. È uno di quei piatti che migliorano con il tempo, che vanno lasciati riposare, perché i sapori imparino a conoscersi.
I carciofi alla giudia sono una celebrazione della materia prima. Puliti con cura, aperti come fiori, fritti in olio abbondante fino a diventare dorati e croccanti. Niente fronzoli, solo sale e attenzione. Arrivano in tavola come rose fragranti, capaci di convincere anche chi pensa che le verdure siano un ripiego.
Dolci di Quaresima: la sobrietà che diventa misura
Anche i dolci trovano spazio nella tradizione quaresimale, purché restino fedeli a uno spirito di misura. In passato erano del tutto esclusi, oggi sono ammessi, ma con un criterio diverso: ingredienti semplici, preparazioni essenziali, niente eccessi. Più accompagnamento che celebrazione.
Le castagnole senza strutto nascono nel periodo che precede la Quaresima, ma possono essere ripensate anche durante questo tempo, sostituendo lo strutto con l’olio. L’impasto, profumato con scorza di limone e un goccio di liquore, viene fritto e appena spolverato di zucchero a velo. Piccole, discrete, da gustare senza fretta.
La torta di mele semplice è forse il dolce più quaresimale che ci sia. Farina, uova, latte, zucchero, lievito. Le mele, affettate sottili, fanno il resto. Soffice, profumata, senza ostentazione. Perfetta per una colazione tranquilla o una merenda che non chiede applausi, ma presenza.















