Autore: Holyart

L’olio di Argan e le proprietà innumerevoli di questo olio pregiato

L’olio di Argan e le proprietà innumerevoli di questo olio pregiato

Olio d’Argan: un elisir di bellezza da sempre. Scopriamo le sue sorprendenti proprietà Tra i prodotti dei monasteri le cui qualità non ci stancheremo mai di lodare, eccelle l’olio di Argan. Le donne berbere lo chiamano oro liquido e lo usano fin dall’antichità per proteggere…

Prima Comunione e Matrimoni al tempo del Covid: riflettiamo di più sui loro significati

Prima Comunione e Matrimoni al tempo del Covid: riflettiamo di più sui loro significati

Comunioni, cresime e matrimoni al tempo del Covid-19: come la pandemia ha cambiato la nostra percezione dei sacramenti e le modalità con cui celebrarli. Indossare la mascherina, mantenere il distanziamento sociale, lavarsi le mani il più spesso possibile. Ormai queste sono le regole del vivere…

Santa Margherita da Cortona: protettrice delle partorienti

Santa Margherita da Cortona: protettrice delle partorienti

Scopriamo la figura di santa Margherita da Cortona, la Nova Magdalena (Nuova Maddalena), famosa tra santi e beati per essere la protettrice delle partorienti.

Santa Margherita da Cortona ebbe una vita ricca di avvenimenti – non sempre felici – che la portarono alla fama di santità ancor prima di morire. I luoghi e gli episodi più significativi della sua vita portano anche oggi la traccia della sua presenza.

Vita di Santa Margherita da Cortona

Margherita nasce a Laviano, al confine tra Toscana e Umbria, nel 1247. Ancora bambina, perde la madre e il padre si risposa: iniziano così le peripezie della piccola Margherita che, come nelle fiabe, è vittima della gelosia e dei tormenti della matrigna. A diciotto anni, Margherita si innamora di Arsenio, un giovane di Montepulciano. È l’occasione del riscatto: i due decidono di fuggire insieme, per sposarsi. Tuttavia, la famiglia di lui si oppone all’unione, anche dopo la nascita di un figlio, e Margherita si ritrova a vivere una situazione di convivenza illegittima che le porta molta sofferenza interiore. La famiglia di Arsenio non la accoglie – e nemmeno il resto della nobiltà di Montepulciano – e Margherita cerca di rispondere alla situazione di sofferenza dedicandosi con generosità ai poveri.

La situazione si complica quando Arsenio viene ucciso, dopo nove anni di convivenza: per Margherita non c’è più spazio nel castello; cerca rifugio presso il padre ma anche qui viene rifiutata, per intervento della matrigna. Ormai senza una casa, Margherita di dirige a Cortona – forse ispirata dallo Spirito Santo. Finalmente qualcuno la accoglie: sono i frati francescani Minori di Cortona, che la trattano come una figlia, le preparano una cella presso il vecchio convento e la accompagnano in un intenso cammino di conversione.

Per diversi anni si sottopone a penitenze e vive una vita di preghiera profonda. Decide di entrare nel Terz’Ordine francescano ma viene rifiutata per circa tre anni perché “troppo bella e giovane”. Viene poi ammessa nel 1277.

santa-monica

Leggi anche:

Santa Monica: patrona delle madri ed esempio per le donne
Santa Monica da Tagaste fu una donna dotata di straordinaria forza d’animo e fede incrollabile.

Una nobile locale, Diabella, le offre una cella all’interno delle mura del suo palazzo. Margherita affida il figlio alle cure di un precettore di Arezzo, si trasferisce nella sua nuova cella e si dedica a una vita di preghiera e servizio agli altri. Segue da lontano gli studi del figlio, con affetto e attenzione. Sviluppa grandi doti spirituali e di fede e ha un ruolo importante nell’ammonire i francescani che deviavano dalla giusta predicazione e nel pacificare le contese tra Guelfi e Ghibellini.

Nel 1288 si reca a vivere da reclusa sotto la rocca di Cortona, presso le rovine della chiesa di San Basilio. Ormai è già molto famosa e si pensa che tra le numerosissime persone che la cercano per consigli e aiuti ci sia un giovane Dante Alighieri.

Il 22 febbraio 1297 Margherita muore, dopo diversi giorni di preghiera e raccoglimento.

Santa Margherita da Cortona: protettrice delle donne che devono partorire

Nel 1278, con l’aiuto di Diabella e della nobiltà della zona, Margherita fondò la Casa Santa Maria della Misericordia, un piccolo ospedale dove accogliere i malati e i bisognosi, ancora esistente. In particolare, era molto apprezzata per l’aiuto che dava alle donne incinte, prima e durante il parto. Per questo oggi è venerata come protettrice delle partorienti.

I miracoli di Santa Margherita da Cortona

Dopo la sua morte, la sua venerazione crebbe anche grazie ai numerosi miracoli attribuiti alla sua intercessione. Uno dei più noti fu la protezione della città di Cortona dall’attacco di Carlo V nel 1529: nonostante sguarnito di fronte ai 25.000 soldati nemici, l’esercito riuscì a respingere l’assalto. La sua santità è testimoniata anche da uno scritto di fra Giunta Bevegnati, suo confessore: Legenda de vita et miraculis beatae Margheritae de Cortona. Papa Innocenzo X ne approvò il culto nel 1653 e Benedetto XIII la canonizzò nel 1728.

Festa di Santa Margherita da Cortona

Il giorno in cui si fa memoria della santa, il 22 febbraio, vengono coinvolte nei festeggiamenti sia Laviano che Cortona. Nel 2020 ha avuto luogo una processione dal luogo di nascita della santa a quello della sua morte. Un proverbio popolare accompagna la ricorrenza: “la festa di Margherita di neve o di fiori è sempre vestita”. Il periodo dell’anno segna proprio la parte finale dell’inverno e il sentore della primavera che si avvicina.

Santuario di Santa Margherita da Cortona

Il santuario dedicato a Margherita sorge nello stesso luogo in cui la santa si ritirò prima di morire. La chiesa lì presente ai tempi della santa era dedicata a San Basilio, ma era in rovina dopo il sacco di Cortona del 1258. Grazie all’intervento di Margherita venne restaurata. Dopo la sua morte, Margherita venne sepolta in quella stessa chiesa. Costruita poi una chiesa più grande, nel 1330 il corpo della santa venne sposato lì. All’interno del santuario si può ancora vedere un prezioso crocifisso in legno: lo stesso davanti a cui la santa pregava e si metteva in relazione con il Signore.

Skincare routine: prodotti naturali per cura del viso

Skincare routine: prodotti naturali per cura del viso

Prendersi cura della pelle del viso ogni giorno è il modo più sicuro per mantenerlo giovane e fresco. Scopriamo insieme la skincare routine ideale. Viviamo in una società in cui l’apparenza ha grande importanza. Non è solo una questione di vanità, né l’assurda pretesa di…

Gioielli con albero della vita: perché e quando si regala

Gioielli con albero della vita: perché e quando si regala

L’albero della vita è un simbolo che ricorre in molte culture. Scopriamo il suo significato e perché regalare un gioiello che lo rappresenta è un gesto di grande affetto e amicizia. Fin dall’antichità gli uomini hanno rivestito la natura che li circondava di una forte…

Simboli templari: storia e significato di questi simboli antichi

Simboli templari: storia e significato di questi simboli antichi

L’Ordine dei Templari non esiste più ma rimane presente nella storia anche grazie ai simboli esoterici templari ad esso legati. Scopriamo quali sono e cosa significano.

Tra i vari ordini cavallereschi religiosi legati alla Chiesa cattolica, quello dei Templari è uno dei più conosciuti. Anche se oggi non esistono più, durante il Medioevo i Templari ebbero un ruolo fondamentale nella protezione dei pellegrini che dall’occidente si recavano a Gerusalemme.

Storia dei Templari

L’Ordine fu fondato nel 1120, con l’approvazione del Re di Gerusalemme Baldovino II della milizia dei Poveri Cavalieri di Cristo e del Tempio di Salomone. I fondatori erano Hugues de Payns e Goffredo di Saint-Omer. Si pensa che i due cavalieri fossero già parte dei Milites Sancti Sepulcri, nome latino con cui venivano indicati i membri dell’Ordine dei cavalieri del Santo Sepolcro, laici deputati alla difesa dei religiosi alla cura del Santo Sepolcro di Gerusalemme. I Templari ottennero l’approvazione papale nel 1139 con la bolla papale Omne datum Optimum. L’Ordine aveva una regola e una gerarchia ben chiara, era caratterizzato da costumi e stili di vita e fu coinvolto in alcuni noti eventi e battaglie durante i secoli delle crociate. La loro storia e dedizione alla difesa della Cristianità si riflettono nei simboli templari che li rappresentano.

santo sepolcro gerusalemme
L’interno della Basilica del Santo Sepolcro a Gerusalemme

Sigillo templare

L’immagine più ricorrente nel sigillo templare rappresenta due soldati a cavallo, armati di lancia e scudi. Dal punto di vista simbolico, i due personaggi rappresentano il dualismo universale: la duplice convivenza di Cristiani e Musulmani nella Terra Santa, la duplice identità dell’ordine – i Templari erano monaci e guerrieri – e in generale la duplice natura, corporale e spirituale, dell’uomo. Alcune interpretazioni vedono un cavaliere che combatte e uno che guarda le spalle al compagno per proteggerlo. I due cavalieri sono spesso ricondotti agli stessi fondatori dell’Ordine, Hugues de Payns e Goffredo di Saint-Omer.

Croce templare

Il simbolo templare che più facilmente viene ricollegato all’Ordine è la croce rossa. Mentre è facile vedere immagini del sigillo su un anello templare, la croce caratterizza gli abiti e gli scudi dei Cavalieri. Viene usata anche nel beauceant, il vessillo dei Templari. Nonostante non sia mai stato chiaro quale fosse la forma “ufficiale” della croce templare – viene raffigurata come croce greca, ancorata o gemmata – il colore rosso ne è la caratteristica principale. È probabile che sia derivata dalla Croce dell’Ordine del Santo Sepolcro, la croce di Gerusalemme, portata anche oggi dai Cavalieri del Santo Sepolcro che, a differenza dei Templari, esistono ancora.

L’alimentazione di Santa Ildegarda: dimagrire seguendo questa dieta

L’alimentazione di Santa Ildegarda: dimagrire seguendo questa dieta

Santa Ildegarda di Bingen è conosciuta per il contributo che ha dato a diversi ambiti del sapere, non ultimo la cucina. Le sue ricette sono ancora oggi un riferimento valido per un’alimentazione sana. Durante la sua vita, Santa Ildegarda di Bingen, monaca benedettina tedesca vissuta…

Presentazione di Gesù al tempio fino alla festa della Candelora

Presentazione di Gesù al tempio fino alla festa della Candelora

Il 2 febbraio si festeggia la presentazione di Gesù al tempio. Conosciuta anche come festa della purificazione di Maria, o Candelora, è una festa che ha assunto nel corso dei secoli molti significati diversi e importanti. Scopriamo quali. La festa della presentazione di Gesù al…

Indulgenza plenaria: significato, origini e come ottenerla

Indulgenza plenaria: significato, origini e come ottenerla

Cos’è l’indulgenza plenaria? Ecco perché Papa Francesco l’ha concessa a chi partecipa all’Anno di San Giuseppe.

Per capire cos’è l’indulgenza dobbiamo tenere presente due aspetti del peccato: colpa e pena. La colpa viene rimessa con la Confessione; la pena è l’effetto del peccato che rimane anche dopo il perdono.

L’indulgenza toglie anche la pena temporale, grazie alla mediazione della Chiesa e ad alcune pratiche devote che i fedeli sono chiamati a svolgere. Può essere parziale o plenaria.

L’origine dell’indulgenza plenaria

L’origine dell’indulgenza è nelle pratiche di penitenza che caratterizzavano le prime comunità cristiane. Molto tempo prima che i Sacramenti venissero strutturati come li conosciamo oggi, il fedele doveva scontare la pena causata dal proprio peccato con azioni e procedimenti ben precisi, spesso pubblici.

Nei secoli, in particolare intorno al 1000-1100 d.C., si diffuse la consuetudine secondo cui la pena a cui il fedele era sottoposto potesse essere alleggerita o annullata tramite l’intervento della Chiesa. Con alcune opere, preghiere, pellegrinaggi, il fedele pentito poteva ottenere appunto un’indulgenza.

La bolla del Perdono: la prima indulgenza plenaria della storia

bolla del perdono

Un episodio molto rilevante, parlando di indulgenza plenaria, è quello della bolla del Perdono di papa Celestino V. Nel 1294 egli divenne pontefice e concesse l’indulgenza plenaria a tutti i fedeli che si fossero recati in visita alla basilica di Collemaggio dai vespri del 28 agosto al tramonto del 29.

Fu il primo esempio di indulgenza plenaria, concessa dal Pontefice a tutti i fedeli di qualsiasi estrazione sociale.

Indulgenza plenaria per i defunti

L’indulgenza plenaria può essere ricevuta sia per se stessi che per i defunti. Chiedendo l’indulgenza per i cari defunti, i fedeli possono ridurre o annullare la pena che essi devono scontare prima di raggiungere il Paradiso.

Il Manuale delle indulgenze

Per chiarire e raccogliere tutte le indicazioni su come ottenere l’indulgenza plenaria, esiste il Manuale delle indulgenze. Il Manuale racchiude diversi documenti, tra le “Norme sulle indulgenze” e una lista di concessioni, cioè opere da compiere e preghiere da recitare per ottenere l’indulgenza.

Sono sempre richieste la Confessione e la Comunione sacramentale, e la preghiera per le intenzioni del Papa.

San Francesco d’Assisi e il perdono dei pellegrini

Molto famoso è il cosiddetto Perdono di Assisi o Indulgenza della Porziuncola. Lo stesso San Francesco chiese a papa Onorio III di poter concedere l’indulgenza ai pellegrini che si fossero recati alla chiesa della Porziuncola.

Questo rito religioso è valido sempre e per tutti. Inoltre, ogni anno, dalle 12.00 del 1 agosto alle 24.00 del 2 agosto, l’Indulgenza della Porziuncola è estesa a tutte le chiese parrocchiali e tutte le chiese francescane nel mondo.

san francesco

Leggi anche:

Il cantico delle creature di San Francesco
San Francesco d’Assisi è uno dei santi più amati e venerati dalla Chiesa cattolica. Vicino ai poveri, fratello degli ultimi…

Coronavirus e indulgenza plenaria

Vista la situazione delicata in cui molti fedeli si ritrovano a causa della pandemia in corso, Papa Francesco è intervenuto a marzo 2020 per concedere una speciale indulgenza plenaria al tempo del Covid-19.

Possono ottenere l’indulgenza plenaria tutti i fedeli affetti da Covid, gli operatori sanitari, i familiari dei malati e chiunque si prenda cura di loro anche semplicemente con la preghiera. Questa indulgenza è uno dei modi con cui la Chiesa si è fatta prossima alle persone nella difficoltà della pandemia.

Indulgenza per chi prega San Giuseppe nel 2021

Anche in occasione dell’anno dedicato a San Giuseppe, indetto da Papa Francesco dall’8 dicembre 2020 all’8 dicembre 2021, si può ottenere l’Indulgenza plenaria. I modi per riceverla sono diversi, legati alla devozione e la preghiera a San Giuseppe.

san giuseppe

Leggi anche:

Perchè papa Francesco ha indetto il 2021 come l’anno di San Giuseppe?
Il 2021 sarà l’anno di San Giuseppe. Ecco perché Papa Francesco…

L’indulgenza è accessibile a chi medita il Padre Nostro per almeno 30 minuti o partecipa a un Ritiro Spirituale con una meditazione su San Giuseppe; a chi compie un’opera di misericordia corporale o spirituale; alle famiglie e ai fidanzati che recitano insieme il Santo Rosario; a chi affida il proprio lavoro a San Giuseppe o lo invoca nella ricerca di impiego; a chi si rivolge a San Giuseppe con alcune preghiere per i cristiani perseguitati.

Festa di Sant’Agata a Catania tra fede, tradizione e folklore

Festa di Sant’Agata a Catania tra fede, tradizione e folklore

La festa di Sant’Agata a Catania, con processioni, costumi tipici e le famose candelore, è un evento grandioso per tanti devoti. Di cosa si tratta? La festa di Sant’Agata a Catania è una delle più grandi manifestazioni religiose in Italia. La Santa viene ricordata con…

Angeli e Santi: come la vita di alcuni santi è stata influenzata dagli angeli

Angeli e Santi: come la vita di alcuni santi è stata influenzata dagli angeli

Cosa sono gli angeli e come intervengono nella vita dell’uomo? Le vite dei santi ci aiutano a entrare nel mistero degli spiriti celesti. Sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento troviamo interventi e apparizioni di angeli, che manifestano il volere di Dio e mediano tra la…

Santo protettore degli animali: storia e miracoli di Sant’Antonio Abate

Santo protettore degli animali: storia e miracoli di Sant’Antonio Abate

Sant’Antonio Abate è ricordato come il santo protettore degli animali, ma anche per le terribili tentazioni con cui il Demonio lo tormentò per anni. Ecco che cosa lo rende così speciale.

Abbiamo già accennato a Sant’Antonio Abate in un articolo dedicato ai santi guaritori a cui rivolgersi contro le malattie. Infatti, tra le altre caratteristiche che lo contraddistinguono, Sant’Antonio aveva anche grandi capacità taumaturgiche che gli permisero di guarire molte persone affette da terribili malattie, oltre che liberarne altre da possessioni demoniache. Il culto del Santo e del potere taumaturgico delle sue reliquie ha origini in Francia a partire dal XII secolo, e nel tempo si utilizzò il suo nome anche per definire una grave forma di herpes, che coinvolge epidermide e terminazioni nervose: il famoso “fuoco di Sant’Antonio”.

Sant’Antonio Abate non è solo protettore degli animali domestici. Sua la capacità taumaturgica di guarire dal “fuoco di Sant’Antonio”,

Leggi anche:

Santi Guaritori a cui rivolgersi contro le malattie
Sant’Antonio Abate non è solo protettore degli animali domestici. Sua la capacità taumaturgica di guarire dal “fuoco di Sant’Antonio”.

Ma Sant’Antonio nei secoli è stato spesso invocato anche contro la peste, insieme a San Sebastiano e San Rocco, e i suoi monaci, gli Antoniani, curavano i malati di lebbra. Qui parliamo di lui come santo protettore degli animali.

Ma chi era questo Santo guaritore ed esorcista?

Sant’ Antonio Abate era un eremita egiziano vissuto nel III secolo dopo Cristo. Appartenente a un’agiata famiglia cristiana, rimase presto solo a dover amministrare i beni e i possedimenti di famiglia e a provvedere alla sorella minore. Ma Antonio scelse di donare tutto ciò che possedeva ai poveri e ai bisognosi e, affidata la sorella a una congregazione religiosa, prese la via del deserto e scelse di vivere come un eremita. Per questo è conosciuto anche come Sant’Antonio del Deserto o Sant’Antonio l’Anacoreta. Infatti a quel tempo gli eremiti erano chiamati anche anacoreti, e vivevano in solitudine, dedicando ogni momento della propria vita alla preghiera e alla meditazione.

Antonio non faceva eccezione, lavorando lo stretto necessario per il proprio sostentamento e per poter fare l’elemosina, e trascorrendo il resto del tempo da solo e in preghiera. Le famose tentazioni di Sant’Antonio risalgono proprio a questo periodo: si dice che il Santo fosse perseguitato incessantemente da visioni che ora lo lusingavano, ora lo minacciavano, e da diavoli bastonatori che tentavano di strappargli l’anima a furia di percosse.

Ben presto intorno a lui si riunirono altri uomini, alcuni perché volevano essere curati da lui nel corpo e nell’anima, altri che desideravano seguire il suo modello. Si formarono così diverse comunità di eremiti, che vivevano nelle grotte del deserto, guidati da un padre spirituale, e con Sant’Antonio come riferimento. Si tratta delle prime forme di monachesimo.
In seguito Antonio sostenne l’amico e vescovo Atanasio di Alessandria nella lotta contro l’arianesimo. Sant’Antonio morì a 105 anni, vivendo fino alla fine dei suoi giorni come eremita nel deserto, coltivando un piccolo orto e pregando.

Sant’Antonio è ricordato tra le altre cose come santo protettore degli animali domestici. Ogni anno, in occasione della sua festa, il 17 gennaio, si portano a benedire gli animali domestici e nelle campagne anche quelli delle stalle. Questa tradizione nacque in epoca medievale, quando gli Antoniani, i monaci di Sant’Antonio, allevavano maiali che venivano donati loro dai contadini, e li usavano per nutrire i poveri, oltre che per creare unguenti medicamentosi col loro grasso unito ad erbe officinali.
Sant’Antonio divenne così patrono dei maiali prima, e di tutti gli animali domestici e della stalla in un secondo tempo.

La leggenda vuole che la notte del 17 gennaio gli animali acquisiscano la facoltà di parlare. Per questo anticamente la gente delle campagne si teneva lontana dalle stalle in questa notte: sentir parlare gli animali non è di buon auspicio!

Perché Sant’Antonio Abate è rappresentato con un fuoco e con un maiale?

Il maiale ricorre dunque spesso nell’iconografia di Sant’Antonio Abate, che spesso viene raffigurato con un maiale ai suoi piedi o un maialino in braccio. Oltre alla già citata tradizione legata agli Antoniani, questo legame tra Sant’Antonio e il maiale sarebbe dovuta anche ad alcune leggende.

Mentre Sant’Antonio Abate era in viaggio per mare, una scrofa depose ai suoi piedi un maialino malato. Il Santo lo guarì con il Segno della Croce e da allora il porcellino divenne per lui un compagno inseparabile.

Secondo un’altra leggenda il Santo protettore degli animali discese all’Inferno per affrontare Satana e salvare alcune anime. Per distrarre gli altri demoni mandò il suo maialino, che aveva una campanella legata al collo, a seminare scompiglio, e ne approfittò per rubare il fuoco infernale per farne dono agli uomini. Questa leggenda lega Sant’Antonio a tradizioni precristiane, associandolo a figure mitiche come Prometeo o Lug, divinità celtica che simboleggiava la nuova vita, e a cui erano consacrati guarda caso cinghiali e maiali.
Non a caso il fuoco è un altro dei simboli con cui viene spesso rappresentato il santo, chiamato anche Sant’Antonio del Fuoco. Anche Sant’Antonio nei secoli è stato associato al concetto di rinnovamento, ed è sempre stato venerato nelle campagne come figura legata allo scorrere delle stagioni, al tempo della raccolta e della semina. In alcune zone ancora oggi si accendono i falò la notte del 17 gennaio, per bruciare il male dei mesi passati e abbracciare l’anno nuovo con energia positiva. La simbologia del fuoco associato a Sant’Antonio è stata legata nei secoli alla sua capacità di guarire dal Fuoco di Sant’Antonio, con cui un tempo venivano indicate molte malattie della pelle che venivano curate dai monaci Antoniani con i metodi sopra indicati.

Anche il campanello, con cui spesso il santo viene raffigurato, era un segno distintivo degli Antoniani.

Preghiera a Sant’Antonio Abate

Sono molte le preghiere composte nel tempo per celebrare Sant’Antonio Abate. Alcune servono per domandare grazie speciali, altre per invocare la sconfitta del maligno che insidia le nostre vite ogni giorno, altre ancora per ottenere la protezione del santo sugli animali da stalla o da compagnia.

Ecco una preghiera molto potente da recitare il 17 gennaio o in qualsiasi momento se ne senta il bisogno.

O vero miracolo degli Anacoreti,
gloriosissimo S. Antonio Abate nostro patrono,
eccoci prostrati dinanzi a voi a venerare
con le altre vostre eroiche virtù
quella prodigiosa fortezza con cui
resisteste alle tentazioni del demonio
e le vinceste dopo lungo travaglio.
Liberaste con la sola potenza del vostro nome
l’aria, la terra, il fuoco, gli animali
dalle sue maligne influenze.
Deh! Fate che, imitando noi anche la Vostra
invitta fermezza negli assalti dei nostri spirituali
nemici, otteniamo da Dio di partecipare in
Paradiso alla Vostra gloria, e qui in terra alle
vostre benedizioni, che invochiamo sull’aria,
sulla terra, sul fuoco e sugli animali
che servono alla nostra alimentazione.
Pater, Ave e Gloria.

Tentazioni di Sant’Antonio

Abbiamo già accennato alle terribili tentazioni a cui Sant’Antonio è stato sottoposto dal demonio nei suoi anni come eremita nel deserto.

Esse hanno ispirato molti insigni artisti nel corso dei secoli, diventando soggetto per quadri e affreschi di grande maestosità e bellezza. Solo per citarne alcuni pensiamo al ciclo di affreschi nella chiesa di San Francesco della cittadina di Montefalco, in Umbria, realizzato a metà del Quattrocento forse da Andrea di Cagno, o al trittico dipinto da Matthias Grünewald fra il 1512 e il 1516, o a quello realizzato da Hieronymus Bosch, entrambi ricchi di dettagli terrificanti e spaventosi.

sant'antonio abate

 

Questo tema ha affascinato artisti di ogni tempo, che hanno interpretato in modo personale e adattandolo alla propria epoca la lotta del Santo contro le lusinghe e le minacce del Diavolo, contro le promesse d’oro, le offerte di lussuria, e le percosse inflitte da diavoli. Esaminare queste opere diversissime tra loro ci fa comprendere l’evoluzione del concetto di tentazione e peccato nei secoli, ma soprattutto ci fa percepire la forza morale e la fede incrollabile di questo Santo.

Sant’Antonio Abate e San Francesco: cosa accomuna i due santi?

Sono diversi gli aspetti che accomunano Sant’Antonio abate e San Francesco d’Assisi.

Il primo che salta all’occhio è l’amore per gli animali e la loro presenza nelle tradizioni e nelle storie legate alla vita di questi due santi. Abbiamo visto come Sant’Antonio sia diventato il patrono degli animali da compagnia, del suo legame con i maiali, in particolare, e ricordiamo certamente come in molti racconti di San Francesco e perfino nelle sue preghiere fossero presenti uccelli, pesci, agnelli, addirittura un lupo, solitamente associato al male.

san-francesco

Leggi anche:

Il cantico delle creature di San Francesco
San Francesco d’Assisi è uno dei santi più amati e venerati. Fece dell’amore per tutte le creature di Dio la sua missione di vita e l’emblema della sua fede

Poi c’è la croce a forma di Tau, tanto cara al poverello di Assisi. Ebbene, nell’iconografia sacra Sant’Antonio viene spesso raffigurato con un bastone dal manico da forma di T, o con la lettera Tau sulla tonaca. Questo perché il Tau era simbolo dei cristiani alessandrini.

I monaci Antoniani che curavano i lebbrosi adottarono la croce fatta a Tau come amuleto per difendersi dalla terribile malattia. Probabilmente proprio ispirandosi a loro San Francesco decise di fare del Tau il suo simbolo e sigillo.

Inoltre entrambi i santi Antonio e Francesco accolsero la vocazione in giovane età e scelsero di rinunciare a tutti i propri beni per seguire l’esempio di Gesù e vivere in povertà e preghiera. E il loro esempio raccolse intorno a loro altri uomini e donne che scelsero di imitarli, dando origine nel caso di Antonio alle prime congregazioni di monaci, nel caso di Francesco a un nuovo concetto di monachesimo, votato alla povertà e all’esempio di Cristo.