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Arazzi da parete, arte sacra su tessuto per esprimere la tua fede

Arazzi da parete, arte sacra su tessuto per esprimere la tua fede

Gli arazzi sacri sono da sempre protagonisti dell’arte religiosa. Custoditi nelle chiese di tutto il mondo sono considerati tesori preziosi da esibire solo nelle grandi occasioni. Ma c’è anche chi li espone nella propria casa.

Perché parlare di arazzi sacri oggi? Il bisogno di veder raffigurata l’immagine di Dio, o il volto dolcissimo di Maria Vergine, o Cristo trionfante o benedicente, è una componente imprescindibile della devozione cristiana. Non dobbiamo in alcun modo leggere in questa necessità una forma di idolatria. Anzi, è proprio la devozione, soprattutto quella popolare, a richiedere queste raffigurazioni, come manifestazioni di fede e amore visibile e tangibile. Il Cristianesimo del resto si è basato fin dalle origini sulla necessità di rendere visivamente i simboli della fede, per permettere ai membri delle prime sette cristiane di comunicare tra loro senza incorrere nelle persecuzioni.

Dobbiamo anche considerare che anticamente la maggior parte degli uomini e delle donne che frequentavano la chiesa erano analfabeti. Dunque le rappresentazioni di Gesù e della Madonna, così come di Santi e Sante, diventavano indispensabili sia per ispirare la fede, sia per ‘raccontare’ ciò che nelle Sacre Scritture restava appannaggio dei pochi dotti.

Ci siamo soffermati in passato su questo argomento parlando dei quadri sacri da avere in casa. Sì, perché contestualmente alla diffusione di immagini sacre nelle chiese, si è manifestata ben presto la necessità di avere anche nella propria casa una o più rappresentazioni sacre, a testimonianza della fede degli abitanti della casa stessa, del loro appartenere a Dio.

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Quello che abbiamo scritto riguardo ai quadri sacri vale anche per gli arazzi sacri, soprattutto se consideriamo che l’arte degli arazzi è antichissima e da sempre diffusa in ogni parte del mondo. Non a caso molti pittori e artisti famosi hanno prestato la propria arte alla realizzazione di arazzi sacri, disegnando le basi su cui gli artigiani avrebbero poi steso il proprio ordito di fili colorati.

A partire dal XIV secolo e durante tutto il Rinascimento castelli, case, luoghi di culto si arricchirono di innumerevoli arazzi. Oltre a rappresentare oggetti d’arte e devozione, essi adempivano anche al non facile compito di isolare termicamente gli ambienti, spesso troppo vasti e difficili da riscaldare.

Come nasce un arazzo

Il nome ‘arazzo’ deriva dal nome della città francese di Arras, uno dei primi centri di quest’arte antica e affascinante. In questa città durante il Medioevo si raccoglievano artisti e artigiani di ogni genere, dai pittori ai tessitori, dai falegnami ai gioiellieri, perché l’arte degli arazzi sacri era complessa e necessitava di molte competenze.

L’arazzo è di fatto una pezza di tessuto intrecciato a mano sopra un telaio, solitamente di legno, partendo da un cartone, o disegno preparatorio, realizzato da un pittore.
Come ogni tessuto un arazzo è composto da una trama, l’insieme dei fili disposti orizzontalmente, che compongono il disegno visibile dell’arazzo, e da un ordito, i fili tesi verticalmente sul telaio che sostengono la trama.

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I fili dell’ordito vengono organizzati in due serie che vengono divise a formare delle aperture dette passi, o bocche d’ordito. Qui viene fatta passare la trama che, a differenza di ciò che avviene con un normale tessuto, non viene stesa con un’unica navetta, o spoletta di filo, ma con tante navette diverse, una per ciascun colore. Questo richiedeva in passato che gli artigiani lavorassero su piccole sezioni di arazzo di volta in volta, passando e ripassando la trama attraverso l’ordito, per costruire i vari elementi del disegno.
I fili della trama vengono poi schiacciati con un pettine, in modo che l’ordito venga completamente nascosto.

Anticamente occorrevano anni per realizzare grandi arazzi artigianali. Erano vere e proprie opere d’arte, che raggiungevano una cura nei dettagli e una nitidezza nei colori sorprendenti. Essendo concepiti per coprire le pareti, solitamente gli arazzi antichi erano di grande formato.

Nel XVII secolo iniziarono a diffondersi anche gli arazzi dipinti direttamente sul tessuto, di solito seta e lino, veri e propri quadri a olio su stoffa da appendere alle pareti, che divennero parte integrante degli arredi di molti castelli e palazzi.

Il telaio Jaquard

Nel XIX secolo l’industria tessile venne rivoluzionata da una serie di innovazioni. Apparvero telai meccanici alimentati a vapore, telai idraulici, spolette volanti, destinati a cambiare le modalità di lavoro dei tessitori di tutto il mondo.

Joseph-Marie Jacquard, un inventore francese vissuto ai tempi di Napoleone, inventò il Telaio Jacquard. In pratica si tratta di un telaio che utilizza delle schede perforate che guidano in modo automatico la tessitura della trama sull’ordito e di conseguenza la formazione del disegno sul tessuto. Questo permette al tessitore di lavorare da solo, senza bisogno di un aiutante che intervenga di volta in volta a creare le bocche d’ordito per seguire il disegno sul cartone preparatorio.

Il telaio Jacquard era composto da una struttura che andava applicata su un normale telaio, e che comprendeva un nastro formato da cartoni perforati per riprodurre il disegno che si voleva realizzare, una catena che faceva avanzare i riquadri perforati, una serie di contrappesi cilindrici collegati alle maglie dei licci, ovvero i componenti del telaio che dividevano i fili dell’ordito. I contrappesi erano collegati alle maglie dei licci, a cui erano assicurati i vari fili dell’ordito. Quando i contrappesi trovavano un foro nel cartone preforato facevano ‘cadere’ il filo creando una bocca d’ordito in cui il tessitore poteva inserire il filo della trama per andare a creare il disegno desiderato. Il tessitore procedeva poi pettinando la trama e seguendo la ‘caduta’ successiva.

Come è prevedibile questa invenzione venne accolta con molto entusiasmo ma anche con timore, perché moltissimi tessitori videro in essa una minaccia per il proprio lavoro. Addirittura in Francia nel 1831 si scatenò una rivolta tra i tessitori di seta di Lione (i Canuts), ma questo non impedì al telaio Jacquard di diffondersi rapidamente in tutta l’Europa.

In passato il telaio Jacquard era comunque un telaio manuale, in cui i movimenti dei cartoni era determinato dal tessitore tramite leve e manopole. I tessuti più complessi venivano stesi su telai che consentivano la lavorazione di più orditi con l’ausilio di pedali.

Oggi i telai Jacquard sono automatizzati in tutte le loro parti, dai movimenti meccanici alla progressione degli schemi del disegno gestiti tramite computer.

I nostri arazzi religiosi

Nel nostro shop on line troverete molti arazzi adatti per essere appesi alle parti della vostra casa. Si tratta soprattutto di riproduzioni di arazzi famosi, o di realizzazioni ad arazzo ottenute partendo da celebri opere d’arte dei più grandi maestri del passato.

I nostri arazzi religiosi sono di diversi formati, adatti per ogni parete e ogni ambiente. Sono tutti prodotti in Italia e realizzati a telaio con diversi tipi di materiale, dal poliestere, al Lurex, alla Viscosa. Alcuni di questi arazzi sono stati impreziositi da filati particolarmente pregiati e lavorazioni raffinate.

Per quanto riguarda i soggetti, c’è solo l’imbarazzo della scelta. Ci sono arazzi sacri che rappresentano la Madonna, Gesù, i Santi, il Papa. Altri, come accennavamo, sono riproduzioni di scene significative delle Sacre Scritture, come l’Ultima Cena, l’Adorazione dei Magi o l’Annunciazione.

Ecco alcuni arazzi sacri che riproducono opere d’arte famose, con maggiori informazioni!

tondo doni di michelangelo
tondo doni di michelangelo
Questo splendido arazzo è ispirato al Tondo Doni di Michelangelo. Dipinto a tempera grassa su tavola tra il 1503 e il 1504, l’originale è conservato nella Galleria degli Uffizi a Firenze. Era stato commissionato a Michelangelo da Agnolo Doni, un ricco banchiere, probabilmente in occasione delle sue nozze con Maddalena Strozzi. Il tondo, l'unica opera su supporto mobile realizzata da Michelangelo, rappresenta la Sacra Famiglia, con la Madonna in primo piano che si volta per prendere Gesù Bambino dalle braccia di Giuseppe dietro di lei. L'arazzo ha un disegno esclusivo e una tessitura raffinata realizzata con telaio Jacquard. È prodotto in Italia. Il formato è cm 65x65, e il disegno è realizzato con sorfilatura su tutto il perimetro, quindi adatto a essere incorniciato.
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madonna del libro di sandro botticelli.
madonna del libro di sandro botticelli. - 100x100
L'arazzo ispirato dalla Madonna del Libro di Sandro Botticelli, è largo cm 65 e alto cm 53. Riproduce con una sapiente tessitura su telaio Jacquard l'omonimo dipinto a tempera su tavola di Sandro Botticelli, conservato nel Museo Poldi Pezzoli di Milano. In esso Maria sfoglia un libro mentre tiene in braccio Gesù Bambino. L'opera è ricca di elementi simbolici, come la stella sulla veste di Maria, che ricorda la stella cometa dei Magi, o i tre chiodi tra le dita del Bambino, la corona di spine intorno al suo polso, o ancora il cestino di frutta, che contiene ciliegie (che richiamano il sangue della Passione), prugne (amore tra madre e figlio) e fichi (simbolo di Resurrezione).
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adorazione dei magi di gentile da fabriano
adorazione dei magi di gentile da fabriano - 100x100
Sontuoso arazzo dal disegno esclusivo, realizzato con raffinata tessitura Jacquard e impreziosito con filati di lurex oro e foderato, questo arazzo raffigura l'Adorazione dei Magi di Gentile da Fabriano, dipinto nel 1423.  Largo cm 63 e alto cm 80 cm., il prodotto è realizzato in Italia ed è dotato di una tasca per l'inserimento dell'asta per appenderlo. Conservato alla Galleria degli Uffizi di Firenze è considerato il capolavoro dell'artista e l'esempio più fulgido del Gotico internazionale in Italia. Commissionato da Palla Strozzi, uomo ricchissimo, oltre che colto e raffinato umanista, il dipinto rappresenta l'adorazione dei Magi con una scena sfarzosa, che omaggia in qualche modo anche l'opulenza del magnifico committente. La scena in realtà è composta da tanti quadri su cui l'attenzione dello spettatore si sofferma di volta in volta, arricchiti da innumerevoli dettagli naturalistici e di costume
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madonna del cardellino di raffaello sanzio
madonna del cardellino di raffaello sanzio
L'arazzo ispirato alla Madonna del Cardellino di Raffaello Sanzio ha un formato di cm 65x53. Ripropone il soggetto del dipinto a olio su tavola di Raffaello conservato nella Galleria degli Uffizi a Firenze.  Realizzato per Lorenzo Nasi, un ricco commerciante di lana, e per la sua promessa sposa Sandra Canigiani, venne perduto nella frana che travolse la loro abitazione in Costa San Giorgio nel novembre del 1547. Venne ritrovato tra le macerie in diciassette frammenti e successivamente restaurato a più riprese. Rappresenta, sullo sfondo di un paesaggio fluviale, la Madonna che tiene tra le gambe Gesù Bambino, e San Giovannino che la abbraccia. Entrambi i bambini giocano con un cardellino, uno degli uccelli simbolo della Passione di Cristo.
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fuga in egitto di giotto
fuga in egitto di giotto
Un altro splendido arazzo sacro da esporre in casa è questo arazzo ispirato alla Fuga in Egitto, uno degli affreschi del ciclo della Cappella degli Scrovegni a Padova dipinti da Giotto tra il 1303 e il 1305. L'arazzo misura cm 94x132, ed è realizzato con raffinata tessitura Jacquard e impreziosito con filati di lurex oro e foderato. È dotato di una tasca per l'inserimento dell'asta per appenderlo. L'affresco originale rappresenta la Sacra Famiglia che fugge per scampare alla Strage degli innocenti, guidata da un angelo che indica loro il cammino dal cielo. Maria è al centro seduta su un asino, con Gesù Bambino fissato al petto grazie a una sciarpa rigata annodata al collo. Giuseppe e un servitore le camminano affianco, mentre altre tre figure chiudono il corteo conversando tra di loro.
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madonna del cuscino di andrea solario
madonna del cuscino di andrea solario
L'arazzo della Madonna del Cuscino di Andrea Solario è realizzato in Italia con un disegno esclusivo e la raffinata tessitura Jacquard. Adatto a essere incorniciato, misura cm 65x45. Il dipinto originale è di Andrea Solario, pittore del Rinascimento italiano influenzato dalla scuola di Leonardo da Vinci, ma anche profondamente legato al colorismo veneto e all'arte fiamminga. La Madonna del cuscino verde, oggi conservata al Louvre, venne realizzata dal maestro durante il suo soggiorno in Francia. Mostra la Vergine mentre allatta al seno Gesù Bambino che sta appoggiato a un cuscino verde in primo piano. Una scena di grande tenerezza e amore familiare.
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sposalizio della vergine
sposalizio della vergine
L'arazzo che riproduce lo Sposalizio della Vergine di Raffaello è largo cm 59,5 e alto cm 38,5. Realizzato con telaio Jacquard è stato accuratamente rifinito a mano, e lavorato interamente in Italia. Prende ispirazione dal quadro del Maestro datato 1504 e conservato nella Pinacoteca di Brera a Milano. In origine l'opera era stata commissionata dalla famiglia Albizzini per la cappella di San Giuseppe nella chiesa di San Francesco a Città di Castello. Il quadro mostra lo sposalizio di Maria e Giuseppe, uniti in matrimonio da un sacerdote e attorniati rispettivamente da un gruppo di donne e da un gruppo di uomini. Sullo sfondo il tempio di Gerusalemme costituisce il vero centro ottico del quadro e il fulcro di tutto lo spazio, che si sviluppa attorno ad esso.
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I sette dolori di Maria, il culto della Madonna Addolorata

I sette dolori di Maria, il culto della Madonna Addolorata

La Madonna Addolorata è un appellativo attribuito a Maria, madre di Gesù. Ecco come è nata la devozione secolare alla Mater Dolorosa.

Una donna bella e triste, abbigliata in nero e viola, i colori del lutto. Il volto rivolto al cielo, spesso rigato di lacrime, e negli occhi un’angoscia che non ha voce, non ha parole. Così appare la Madonna Addolorata nella maggior parte delle rappresentazioni che la raffigurano. Ed è esattamente di questo che stiamo parlando, di una mamma che ha sofferto immensamente per amore dell’unico Figlio, che ha partecipato al Suo dolore, alla Sua Passione, accompagnandolo fin sulla Croce e versando ai piedi di quest’ultima tutte le proprie lacrime.

Ma quando e come è nato il culto della Madonna Addolorata?

Le origini del culto

La devozione alla Vergine Addolorata viene celebrata ogni anno il giorno 15 settembre, l’indomani della celebrazione dell’Esaltazione della Croce. Fu papa Pio X (1904-1914) a stabilire questa data, ma il culto della Madonna Addolorata e dei suoi Sette Dolori esisteva già alla fine dell’XI secolo. Inizialmente i dolori erano 5, come 5 erano i Gaudi. Si tratta di momenti della vita di Maria raccontati nei vangeli, o tramandati dalla devozione popolare, legati alla Passione e alla morte di Gesù, ma non solo. I dolori di Maria venivano già allora rappresentate per mezzo di cinque spade conficcate nel cuore.

Furono soprattutto Sant’Anselmo e San Bernardo a contribuire al diffondersi di questa forma devozionale che esaltava la figura di Maria come madre e venerava il suo pianto accorato ai piedi della Croce. Il Liber de passione Christi et dolore et planctu Matris eius, un testo scritto da un anonimo, fu solo una delle prime composizione dedicate al Pianto della Madonna, che tanto spazio avrebbe trovato nelle Laudi popolari e nei Misteri del tempo.

Nel XII secolo Jacopone da Todi (ma l’attribuzione non è certa) compose lo Stabat Mater, un componimento poetico musicale liturgico che veniva recitato o cantato durante la celebrazione eucaristica prima della proclamazione del Vangelo. Si tratta di una struggente meditazione sul dolore di Maria ai piedi della Croce. La preghiera comincia con le parole:

Stabat Mater dolorósa
iuxta crucem lacrimósa,
dum pendébat Fílius.

Cuius ánimam geméntem,
contristátam et doléntem
pertransívit gládius.

La Madre addolorata stava
in lacrime presso la Croce
mentre pendeva il Figlio.

E il suo animo gemente,
contristato e dolente
era trafitto da una spada.

Nel 1233 sette nobili fiorentini della compagnia dei Laudesi, una confraternita di Firenze particolarmente devota alla Madonna, assistettero a un miracolo: videro l’immagine della Vergine raffigurata sulla parete di una strada cittadina prendere vita. La Madonna appariva afflitta da un grande dolore, e indossava i colori del lutto. I giovani interpretarono quella visione come un segno del dolore che la madre di Gesù provava a causa dell’odio che divideva le famiglie di Firenze. Così decisero di indossare a loro volta abiti a lutto, gettarono le armi, si ritirarono in penitenza e preghiera sul Monte Sanario e istituirono una nuova confraternita: la compagnia di Maria Addolorata, o dei Serviti.

Molte altre confraternite vennero istituite successivamente, mentre la devozione a Maria Addolorata e ai Sette Dolori della Beata Vergine si diffondeva in tutti gli strati della popolazione. Questa incredibile diffusione è ancora ben visibile oggi, grazie alle innumerevoli feste popolari in onore della Madonna Addolorata che hanno luogo ovunque nel nostro paese. Ma anche nobili e perfino sovrani europei furono devoti alla Madonna Addolorata e incoraggiarono il suo culto. Pensiamo a Carlo V, Imperatore del Sacro Romano Impero germanico, che commissionava quadri raffiguranti i Dolori di Maria per istruire il popolo analfabeta, o ai reali spagnoli. I Serviti e i francescani contribuirono in larga misura a questa diffusione.

In un primo tempo i riti in onore dell’Addolorata erano concentrati nella Settimana Santa, poi vennero istituite nuove date e celebrazioni, fino alla decisione di Pio X.

I Sette Dolori sofferti da Maria

Abbiamo già accennato ai Sette dolori di Maria. Di cosa si tratta? Sono altrettanti avvenimenti raccontati nei Vangeli che mostrano episodi della vita di Maria caratterizzati da una grande afflizione. Nell’iconografia popolare sono stati rappresentati spade conficcate nel cuore della Madonna.

Ecco elencati i Sette Dolori di Maria Addolorata:

  1. Profezia dell’anziano Simeone sul Bambino Gesù: “Simeone li benedisse e parlò a Maria, sua madre: Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l’anima.” (Luca 2,34-35)
  2. La fuga in Egitto della Sacra famiglia: “Essi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto, e resta là finché non ti avvertirò, perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo». Giuseppe, destatosi, prese con sé il bambino e sua madre nella notte e fuggì in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode.” (Matteo 2,13-15).
  3. La perdita di Gesù Bambino nel Tempio: “I suoi genitori si recavano tutti gli anni a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono di nuovo secondo l’usanza; ma trascorsi i giorni della festa, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendolo nella carovana, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme. Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai dottori, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte. Al vederlo restarono stupiti e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto così? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». Ed egli rispose: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Ma essi non compresero le sue parole. Partì dunque con loro e tornò a Nazaret e stava loro sottomesso. Sua madre serbava tutte queste cose nel suo cuore.(Luca 2,41-51)
  4. L’incontro di Maria e Gesù lungo la Via Crucis (Questo episodio non è narrato nei Vangeli, ma deriva dalla tradizione popolare. Gesù salendo al Calvario incontra la madre).
  5. Maria ai piedi della Croce: “Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco il tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco la tua madre!». E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa.” (Giovanni 19,25-27)
  6. Maria accoglie nelle sue braccia Gesù morto (Anche questo episodio non è narrato nei Vangeli, ma è stato soggetto di innumerevoli rappresentazioni sacre, come la Pietà di Michelangelo, solo per citare una delle più celebri. Maria culla tra le sue braccia il corpo di Gesù deposto dalla croce prima che venga sepolto.)
  1. Maria assiste alla sepoltura Gesù (Episodio non biblico, tramandato dalla tradizione).

I Sette Dolori costituiscono una sorta di cammino di sofferenza di cui la Madonna è stata protagonista. Non a caso la tradizione popolare ha istituito in alcune località la ‘Via Matris’, una versione mariana della Via Crucis, istituendo veri e propri cammini di penitenza e meditazione sulle orme dei Sette Dolori di Maria.

Nell’ambito di alcune feste popolari vengono affiancati le statue di Maria in abiti da lutto e quella di Gesù, in una sorta di dialogo amorevole e infinitamente doloroso tra Madre e figlio.

Maria, tutta la sofferenza di una madre

Abbiamo parlato in molti altri articoli della figura della Madonna madre di Gesù, della Madonna madre di Dio. Nella figura della Madonna Addolorata questa identità materna di Maria di Nazareth incontra il suo più alto e drammatico compimento. Come ha affiancato Gesù, suo figlio, nella vita, in quella fredda notte a Betlemme, così Maria lo ha seguito fino a un passo dalla morte, cullando il suo corpo martoriato per l’ultima volta, prima di affidarlo al sepolcro. Sue le lacrime che hanno lavato il sangue dalle ferite della corona di spine, dei chiodi della Croce. Suoi i sospiri che hanno sfiorato la pelle ormai fredda dell’Agnello ucciso per mondare l’umanità da tutti i peccati. Ma quell’Agnello per lei era anche un figlio, portato in grembo per lunghi mesi, accudito nelle notti di pianto, protetto e custodito come il tesoro più prezioso, e infine lasciato andare nel mondo, a seguire il proprio destino, ma sempre con l’occhio attento e premuroso della madre a seguirlo, a vegliare su di lui, a pregare per lui. Non possiamo comprendere l’importanza della figura della Madonna Dolorosa se non ci soffermiamo su questo aspetto di Maria come madre.

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Le rappresentazioni della Madonna Addolorata

In apertura di articolo abbiamo già accennato a quale sia l’iconografia classica della Madonna Addolorata. Il volto triste, pallido, di chi ormai non ha più altro nutrimento del proprio dolore, altro sollievo alla sete del proprio pianto. Gli abiti sono a lutto, neri o viola, e spesso stringe in mano un fazzoletto, mai sazio di lacrime. In molte rappresentazioni il petto è straziato dalle lame crudeli delle Spade dei Sette Dolori. Una madre a lutto che piange per l’eternità la morte del suo unico Figlio.

Ma ci sono altre immagini ricorrenti nell’arte sacra, che immortalano ulteriori momenti di quella Via Matris costellata di sofferenza. Le Pietà, per esempio, che rappresentano il penultimo dei Sette Dolori, quel momento non riportato in nessun Vangelo, ma impresso in modo indelebile nella tradizione popolare, nell’emotività collettiva di un’umanità sempre sensibile alle grandi tragedie: Maria tiene tra le braccia il corpo senza vita di Gesù.

Il corpo del Cristo è abbandonato, in una posa dolente e, allo stesso tempo, rilassata, come se tutto il dolore lo avesse già lasciato, come se, finalmente, potesse trovare sollievo nell’abbraccio della madre. Ed è su di lei che tutta la sofferenza si riversa, come se fosse stata proprio lei, Maria, ad assorbire il male inflitto alle membra benedette nate dal suo grembo, per consentirgli di morire in pace. È composta Maria, nel suo strazio, appare serena, come se stesse solo cullando il figlio dormiente, come se sapesse che, di lì a poco, Lui aprirà gli occhi e le sorriderà. Nello stesso tempo, in questa composizione iconografica, si percepisce tutta l’intimità che solo due creature che hanno condiviso per mesi lo stesso corpo possono conoscere, quell’alchimia misteriosa che rende madri e figli inseparabili, inscindibili a prescindere da ciò che la vita riserva loro.

L’arte sacra spagnola, soprattutto in epoca barocca, ha prediletto le Madonne Piangenti, abbigliate riccamente, con abiti sfarzosi, principeschi, che pure conservano i colori del lutto. Madonne fatte per commuovere il popolo, per suscitare sentimenti di pietà e partecipazione, e per questo avevano spesso un aspetto molto realistico.

In Spagna, ma anche in molte tradizione popolari italiane, era molto famosa e praticata la cerimonia dell’Entierro, la sepoltura di Gesù, portata in Spagna con ogni probabilità dai francescani o dai Serviti. Il corpo di Cristo viene deposto dalla Croce, affidato al pianto della madre e poi sepolto. Questo tipo di sacra rappresentazione coinvolgeva esponenti di tutte le classi sociali e mobilitava l’intera comunità, come accadeva per esempio a Casale Monferrato e in diversi paesi del basso Piemonte, dove si trovano ancora documenti e testimonianze della diffusione di questo rito.

L’Italia ospita molti santuari dedicati all’Addolorata, da Nord a Sud. E da Nord a Sud sono ancora molto diffuse le feste popolari che il 15 settembre, ma anche durante la Settimana Santa, celebrano il dolore di Maria per la perdita del Figlio. Come ad Agrigento, dove il Venerdì Santo la statua di Maria va in cerca di quella di Gesù deposto per le vie della città, portata a spalla dai membri di una confraternita, o a Belluno, dove la festa in onore della Madonna Addolorata coincide con l’antica Sagra de i fisciot (sagra dei fischietti), o a Comiso dove i festeggiamenti durano per giorni, tra cene e processioni, e culminano con il “Trionfo di Maria SS. Addolorata”.

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Madonna Addolorata, statua di 170 cm realizzata in vetroresina.
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Statua Madonna Addolorata in vetroresina dipinta con occhi di vetro.
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La Pietà: scena della Deposizione del Cristo morto, interpretazione dell'artista Angela Tripi.
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statua pieta di michelangelo
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Statua Pietà di Michelangelo, polvere di marmo bianco di Carrara 40 cm.
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Santi Martiri: sacrificare la propria vita in nome di Dio

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I Santi Martiri sono uomini e donne, spesso molto giovani, che hanno sacrificato la propria vita per amore di Dio, e per questo hanno meritato la beatificazione. Conosciamoli meglio.

Morire per amore. Lo si sente dire spesso, nelle vecchie canzoni, nei romanzi, nelle storie immortali di amori infelici. Certo, quando parliamo dei Santi Martiri che hanno subito supplizi inimmaginabili e sono stati uccisi da chi non è stato in grado di piegare la loro volontà, la loro fede, non parliamo certo di un concetto romantico. Gli innamorati che nelle grandi storie d’amore morivano col cuore spezzato subivano l’impossibilità di poter stare accanto all’amato, o il dolore insopportabile della perdita. I Santi Martiri sono invece stati torturati e uccisi per aver rivendicato con troppa passione, troppa convinzione e troppo amore la loro fede, la loro profonda devozione a Dio.

Quindi possiamo dire che questa forma di morte per amore non deriva da una mancanza, quanto da una pienezza d’amore, totalità, un compimento fatale.

Il martirio è una sorta di testimonianza d’amore per Dio. Non per niente la parola martire deriva dal greco màrtys, testimone. Nel Catechismo della Chiesa Cattolica leggiamo: “Il martirio è la suprema testimonianza resa alla verità della fede; il martire è un testimone che arriva fino alla morte. Egli rende testimonianza a Cristo, morto e risorto, al quale è unito dalla carità. Rende testimonianza alla verità della fede e della dottrina cristiana. Affronta la morte con un atto di fortezza. Lasciate che diventi pasto delle belve. Solo così mi sarà concesso di raggiungere Dio” (CCC, n. 2473).

Il martire simboleggia e attesta la vittoria della vita sulla morte, rivivendo sulla propria pelle, nella propria carne, la Passione di Gesù, sopportando sofferenze indicibili nella piena consapevolezza che la consolazione dell’amore di Dio renderà lieve ogni tormento. Con cieca fiducia e struggente amore i Santi Martiri si sono affidati alle mani dei loro carnefici, arrivando in molti casi a perdonarli nell’istante stesso in cui infliggevano loro l’estremo supplizio. Per quanto possa apparire drammatica la morte di un martire, non dobbiamo pensare ad essa come a un sacrificio doloroso. C’è gioia nel volersi immolare in nome di Dio e della propria fede, c’è uno slancio irrefrenabile, inarrestabile, un anelito d’amore che nessun uomo per quanto crudele può fermare, nessun tormento può smorzare. Ed è questo che rende i Santi Martiri così speciali, emblemi di un fervore religioso, di una consapevolezza interiore proiettata unicamente verso Dio. Esempi a cui ispirarsi, quando ci troviamo ad affrontare le vicissitudini della vita, per non cedere al dolore, alla paura,

Ma chi sono i Santi Martiri?

I primi a essere definiti Santi Martiri sono stati gli Apostoli, testimoni della vita e delle opere di Gesù, perseguitati e uccisi per aver portato la Sua Parola nel mondo. Successivamente vennero definiti in questo modo tutti gli uomini e le donne che, avendo vissuto dimostrando fede e devozione, venivano perseguitati e uccisi per non aver voluto abiurare il proprio credo.

La Chiesa cattolica riconosce tre tipi di martirio cristiano, tutti meritevoli del Paradiso. Dunque non è indispensabile morire per dimostrare il proprio amore per Dio. È sufficiente vivere con coraggio e abnegazione la propria fede in Lui, plasmando la propria vita in nome della devozione.

Ecco i tre tipi di martirio riconosciuti:

  • Martirio bianco: proprio di chi viene perseguitato per la propria fede e deve vivere con coraggio e patimento la propria vita, in nome di Gesù, senza però necessariamente essere ucciso;
  • Martirio verde: proprio di chi manifesta il proprio amore per Dio sottoponendosi a digiuni e privazioni, scegliendo la solitudine, l’eremitaggio, strappandosi al contesto umano per immolarsi unicamente alla fede;
  • Martirio rosso: quello dei santi martiri veri e propri, che dopo aver vissuto nell’amore di Dio hanno accettato con gioia di essere torturati e morire per la propria fede in Lui, senza mai tradirLo.

Martirio di San Giovanni Battista

Il 29 agosto si ricorda il martirio di San Giovanni Battista, uno dei Santi più venerati nel mondo, considerato l’ultimo profeta dell’Antico Testamento e il primo Apostolo di Gesù. La tradizione vuole che egli fosse santo ancor prima di nascere, poiché quando Maria Vergine si presentò a sua madre incinta di sei mesi per annunciarle la prossima nascita di Gesù, lui sussultò di gioia nel ventre materno. Il suo stesso concepimento del resto era stato annunciato dall’Arcangelo Gabriele, che aveva anche detto ai suoi genitori, Elisabetta e Zaccaria, che lui sarebbe stato “pieno di Spirito Santo”, che sarebbe stato “grande davanti al Signore” e Suo precursore.

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San Giovanni, dopo aver dedicato la propria vita a preparare la strada per la venuta di Gesù, prima vivendo come un eremita nel deserto, poi predicando la venuta del Messia e battezzando uomini e donne nel Giordano, conobbe la propria fine per il capriccio di una fanciulla. Era stato imprigionato da Re Erode Antipa a causa della sua predicazione che instillava idee sovversive nel popolo. Salomè, principessa di Giudea e figliastra del re, pretese la sua testa su un vassoio d’argento come dono. In cambio acconsentì a danzare per il piacere del patrigno e dei suoi ospiti durante un banchetto.

Santo Stefano

Stefano, diacono di Gerusalemme, è stato il primo cristiano a essere martirizzato e in quanto tale è considerato protomartire della Chiesa.

Ma cosa si intende per protomartire?

Il titolo di protomartire indica il primo appartenente a una professione di fede cristiana o il primo membro di una comunità cristiana ad aver subito il martirio in nome della propria fede.
Per esempio, San Giacomo Maggiore fu il primo apostolo martire e dunque è considerato protomartire degli Apostoli; Santa Tecla, discepola di Pietro, fu protomartire delle donne, e così via.

Santo Stefano era originario della Grecia e fu il primo diacono della comunità cristiana di Gerusalemme. Il suo compito era quello di occuparsi delle necessità degli apostoli in modo che essi potessero dedicarsi interamente alla preghiera e alla predicazione della Buona Novella. Viene festeggiato il 26 dicembre, giorno successivo al Natale, giorno in cui venne lapidato nel 36 d.C.. Si dice che uno dei suoi accusatori fosse Saulo, colui che poi sarebbe divenuto Paolo di Tarso, l’apostolo delle genti, il primo grande missionario della Chiesa cristiana.

Sant’Agnese

Viene festeggiata invece il 21 gennaio Sant’Agnese, protettrice delle vergini, delle fidanzate e delle fanciulle in età da marito. Agnese rientra tra i santi e le sante morti giovanissimi, come per esempio Luigi Gonzaga. Si trattava infatti di una giovanissima fanciulla di nobili natali appartenente alla gens Clodia che appena dodicenne subì il martirio sotto Diocleziano. La sua bellezza e innocenza avevano attirato le mire del figlio del Prefetto di Roma, ma la ragazzina aveva già deciso di votare la propria castità a Gesù.

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Il pretendente se ne lamentò col padre, che prima cercò di piegare la sua caparbietà costringendola a diventare Vestale, poi la chiuse in un postribolo, dove tuttavia nessun uomo poté violarla, poiché un angelo vegliava su di lei. Alla fine, Agnese venne trascinata in piazza e denudata, ma i capelli le crebbero al punto da avvolgerla completamente. Allora il Prefetto ordinò che venisse bruciata viva, ma le fiamme si rifiutarono di lambirla. Venne sgozzata con una spada affilata, come gli agnelli con cui spesso è raffigurata, e si dice che quando cadde a terra i suoi stessi carnefici piangessero per lei.

San Sebastiano

Alto ufficiale dell’esercito romano, si dice che San Sebastiano fosse amico intimo dell’imperatore Diocleziano. Forse fu proprio per questo che quando quest’ultimo scoprì che il giovane, di fede cristiana, approfittava della sua amicizia per aiutare i suoi compagni di credo condannati a morte, si arrabbiò così tanto. Non solo Sebastiano sfruttava la propria influenza e la propria posizione per salvare i cristiani e seppellire coloro i quali veniva uccisi, ma si impegnava anche per diffondere il cristianesimo tra gli altri militari e perfino i membri della corte imperiale.
Quando Diocleziano scoprì il ‘tradimento’ del suo protetto andò su tutte le furie.

Sebastiano fu quindi da lui condannato a morte. Ordinò che Sebastiano venisse spogliato, legato a un palo sul colle Palatino, e trafitto da innumerevoli frecce. Credendolo morto i carnefici lo abbandonarono, ma l’uomo era sopravvissuto e venne salvato da Santa Irene, che lo nascose e lo curò. Tornato in salute, Sebastiano si presentò davanti a Diocleziano affrontandolo e condannandolo per le persecuzioni contro i cristiani. L’imperatore ordinò dunque che il giovane venisse flagellato a morte, e che il suo corpo fosse gettato nella Cloaca Maxima. È ricordato il 20 gennaio.

San Lorenzo

San Lorenzo, festeggiato il 10 agosto, e che tutti conosciamo bene per la tradizione delle stelle cadenti che in quella notte piovono sulla terra, era un giovane diacono. Subì il martirio sotto l’imperatore Valeriano. Originario della Spagna, era amico e discepolo del futuro papa Sisto II che, una volta divenuto pontefice, gli affidò la carica di arcidiacono. In pratica Lorenzo doveva gestire le attività caritative nella diocesi di Roma.

L’imperatore Valeriano ordinò che tutti i vescovi, i presbiteri e i diaconi venissero giustiziati, e così avvenne anche per Sisto II. Arrestato a sua volta, Lorenzo venne bruciato su una graticola, o secondo un’altra tradizione, decapitato. La leggenda della graticola avrebbe alimentato il legame tra il giovane santo e le stelle cadenti, che sarebbero i lapilli sfuggiti al suo supplizio.

Santa Barbara

Santa Barbara festeggiata il 4 dicembre è una santa famosa per i tanti patronati che le sono stati attribuiti, anche se non si sa molto di lei storicamente. Tra gli altri patronati ricordiamo: artificieri, armaioli, matematici, vigili del fuoco, campanari, minatori, artiglieri, architetti, tagliapietre, muratori, marinai, becchini.

Figlia di un pagano, venne rinchiusa dal padre in una torre a causa della sua bellezza. Qui venne istruita da filosofi e poeti ma, appena uscita dalla torre, scoprì la fede cristiana. Il padre minacciò di ucciderla se non avesse abiurato, e la trascinò davanti al Prefetto. Al suo rifiuto di rinnegare la sua fede venne prima avvolta in vesti che le strapparono la carne, poi ustionata, ma si salvò miracolosamente. Allora i suoi carnefici le tagliarono i seni, costringendola poi a sfilare nuda per le strade. Il suo stesso padre la decapitò sulla cima di una montagna.

Cosma e Damiano

I Santi Martiri Cosma e Damiano erano fratelli. Entrambi medici, sono ancora oggi considerati tra i santi da invocare per guarire da tutte le malattie.

Festeggiati il 26 settembre, erano nati in Arabia, e sfruttavano la loro influenza come medici e guaritori per convertire quante più persone possibili al Cristianesimo. Arrestati per ordine dell’imperatore Diocleziano, furono martiri più volte, secondo le varie tradizioni: vennero lapidati, poi fustigati, crocefissi e colpiti con dardi e lance, gettati in mare con un macigno appeso al collo, bruciati in una fornace ardente. Alla fine vennero decapitati, e con loro i fratelli più giovani Antimo, Leonzio ed Euprepio.

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Santa Lucia

Lucia di Siracusa è una delle sette vergini elencate nel Canone romano. Viene ricordata il 13 dicembre, giorno del suo martirio, ed è invocata come protettrice della vista. Visse all’inizio IV secolo e morì durante la grande persecuzione voluta dall’imperatore Diocleziano. Apparteneva a una nobile famiglia cristiana di Siracusa e venne denunciata dal proprio fidanzato, quando rifiutò di sposarlo per consacrare la propria castità a Dio e donare tutto il proprio ingente patrimonio ai poveri. Poiché rifiutava di abiurare, venne cosparsa di olio e torturata col fuoco, ma poiché le fiamme non la toccavano venne decapitata, o le fu tagliata la gola. Aveva solo ventun anni. Non esistono prove storiche che le siano stati anche strappati gli occhi, ma il culto nato intorno alla sua figura la rappresenta spesso con un piattino in mano e gli occhi posati sopra, probabilmente a causa del suo nome, che significa Luce.

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Santa Monica da Tagaste fu una donna dotata di straordinaria forza d’animo e fede incrollabile. Scopriamo perché è diventata un simbolo per tutte le madri.

Santa Monica è la santa patrona delle donne sposate, delle madri e delle vedove. In un’epoca in cui la donna era relegata sempre e comunque a un ruolo subalterno, costretta a vivere nell’ombra del marito, condannata all’oblio, senza considerazione per le sue effettive doti e le sue capacità, questa donna eccezionale ha saputo sublimare il ruolo che la storia e la società le avevano assegnato, diventando un punto di riferimento e un simbolo per le donne e le madri di ogni epoca.

Immaginiamo un figlio un po’scavezzacollo, che anziché pensare al proprio futuro, a trovarsi un lavoro serio, a coltivare rapporti costruttivi con il prossimo, spreca la sua vita tra divertimenti futili, indugiando nel vizio, nella corruzione, in compagnie sbagliate e deleterie.

Immaginiamo una madre, una donna cristiana, rimasta vedova precocemente, con tre figli a cui badare e tutto il peso della responsabilità sulle proprie spalle.

Sembra una storia come tante, di quelle che possiamo sentir raccontare ogni giorno, o che forse abbiamo perfino vissuto da vicino, nella nostra famiglia.

In quest’ultimo caso potremo sicuramente renderci conto di quanto coraggio, di quanta forza richieda a una madre immolare la propria vita, impiegare ogni singolo istante della propria esistenza solo e unicamente alla cura e al benessere di un figlio. E non pensiamo solo al benessere del corpo, ma anche e soprattutto a quello dello spirito, dell’anima, che soprattutto nei più giovani è costantemente turbata da pensieri e sollecitazioni non sempre comprensibili a loro stessi.

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Ci siamo soffermati in passato su come la madre sia spesso il pilastro della famiglia, il suo cuore pulsante, la fonte di vita per chi gravita intorno a lei. Eppure troppo spesso la diamo per scontata. Nella cultura antica, in quasi tutte le società, essere moglie e madre rappresentava la massima aspirazione e la piena realizzazione per una donna. Così come in molti casi era inevitabile essere sottomesse al proprio marito. In realtà, anche nelle Sacre Scritture non mancano esempi di donne e madri che seppero opporsi al marito e alla società intera per il bene dei propri figli.

Maria, madre per eccellenza, raccoglie in sé la summa di tutte le caratteristiche che dovrebbero caratterizzare una madre: tenerezza, sacrificio, capacità di annullarsi per amore, di sopportare ogni dolore pur di restare accanto ai figli. Ma non fu l’unica.

Santa Monica era una donna di etnia berbera, appartenente a una famiglia benestante e devota alla fede cristiana. Dopo essersi sposata secondo il volere della famiglia, ebbe tre figli, che crebbe nel fervore della sua fede. Una fede così ardente e incrollabile che anche il marito, pagano, ne venne contagiato, tanto da convertirsi al Cristianesimo.

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Monica madre di Sant’Agostino

Ebbene sì, Santa Monica altri non era che la madre di Sant’Agostino d’Ippona, uno dei massimi uomini di fede di tutti i tempi. Filosofo e teologo, vescovo e dottore della Chiesa, Sant’Agostino scrisse alcune delle pagine più belle e intense che la letteratura ecclesiastica e non solo. Alcune di quelle pagine gli vennero ispirate proprio da sua madre, Santa Monica. Incredibile a dirsi, è di lui che parlavamo poco fa, accennando al figlio scapestrato e alla madre che si impegnò allo stremo per condurlo sulla retta via! Infatti questo eccezionale uomo di Dio approdò alla Fede dopo un lungo travaglio interiore e una giovinezza dedita agli eccessi, alla licenziosità, al vizio, perfino al crimine.

Eppure, dalle sue stesse parola veniamo a sapere come: “Fin dalla mia più tenera infanzia, io avevo succhiato col latte di mia madre il nome del mio Salvatore, Tuo Figlio; lo conservai nei recessi del mio cuore; e tutti coloro che si sono presentati a me senza quel Nome Divino, sebbene potesse essere elegante, ben scritto, ed anche pieno di verità, non mi portarono via.” (Confessioni, I, IV).

Santa Monica non impedì mai a suo figlio Agostino di vivere la propria vita. Nonostante fosse contraria ad alcune sue scelte del santo fu capace di lasciarlo libero di scegliere e di sbagliare. Del resto, Dio stesso ha voluto beneficiare la sua creatura più complessa, l’uomo, del libero arbitrio, ovvero la possibilità di valutare in modo autonomo il proprio agire, senza che nessuna forza esterna o entità superiore regga le fila del suo destino. Come avrebbe potuto Santa Monica agire diversamente con il suo figlio maggiore?

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Ma lo seguì, nelle sue peregrinazioni nel bacino del Mediterraneo, senza lasciarsi scoraggiare dalle sue fughe, dalle sue bugie. Lui fece di tutto per liberarsi di questa presenza amorevole e saggia, arrivando ad abbandonarla al porto di Cartagine per imbarcarsi per l’Italia.

Santa Monica non si lasciò abbattere. Inseguì il figlio ribelle fino a Milano e finalmente, grazie ai suoi consigli e al suo amore, Agostino si convertì e ricevette la catechesi da Sant’Ambrogio.

Per comprendere quanto Sant’Agostino fosse consapevole dell’influenza di sua madre in questa conversione ci basta pensare che successivamente alla sua conversione, Agostino la voleva spesso al proprio fianco mentre discuteva di retorica e filosofia con altri sapienti. Non solo Santa Monica prendeva parte alle dotte conversazioni, ma Sant’Agostino riportò nei propri scritti molti pensieri e parole della madre.

Questi dialoghi spirituali tra madre e figlio caratterizzarono l’ultima parte della vita di Santa Monica. Di quel periodo di intenso scambio spirituale ci rimangono le parole di Sant’Agostino, nel capitolo nono delle Confessioni: “Figlio mio, per quanto mi riguarda, non c’è nulla che mi attragga, in questa vita. Non so nemmeno che cosa faccia quaggiù, e perché ci sia ancora. Una sola cosa mi faceva desiderare di vivere ancora un poco: vederti cristiano prima di morire. Dio mi ha concesso più e meglio: vederti cioè disprezzare le gioie terrene e servire lui solo. Che cosa faccio qui ancora?”

Parole profetiche, quelle di Santa Monica: mentre si apprestava a imbarcarsi per tornare in Africa, la donna contrasse la malaria e morì, appena cinquantaseienne, il 27 agosto del 387 d.C.

Tra le tante cose scritte sulla madre, della quale rimase per tutta la vita debitore, Sant’Agostino disse: “A lei debbo tutto ciò che sono” (La felicita, 1,6) e ancora, nelle Confessioni: “Ella mi ha generato sia con la sua carne perché venissi alla luce del tempo, sia con il suo cuore, perché nascessi alla luce dell’eternità.”

Preghiera a Santa Monica

Preghiera a Santa Monica

C’è una preghiera dedicata a Santa Monica, che può essere considerata la preghiera di tutte le madri che mettono il bene dei figli prima di ogni altra cosa e vivono per loro.

Signore, che ti prendi cura di ciascuno di noi
come se fosse l’unico e di tutti come di ciascuno,
sono qui davanti a Te
col cuore pieno di trepidazione e di speranza.

Tu che nell’eternità della Tua misericordia
accetti d’indebitarti con noi
proprio col debito del perdono,
volgi il Tuo sguardo d’indulgente attenzione
verso mio figlio che fatica
nel suo cammino di Fede.

Un giorno conducesti alla Fede e alla santità
un uomo che aveva vagato lontano da Te,
quel figlio di tante lacrime che fu Agostino,
conquistato dalla preghiera tenace e fiduciosa
di sua madre Monica.

È a lei Signore, a S. Monica
ed alla sua intercessione,
che ora affido la mia pena e la mia preghiera,
che le sue lacrime di fede
ottengano anche per mio figlio
il ritorno ad una fede viva ed operosa,
perché si realizzi in lui quell’ideale
di uomo cristiano che con fatica,
ma con tutto l’impegno della mia povera testimonianza,
ho cercato di costruire
negli anni della sua educazione.